Nazionale di rugby a 15 femminile dell'Inghilterra

Inghilterra Inghilterra
RFU logo.svg
Uniformi di gara
Manica sinistra
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Prima
tenuta
Manica sinistra
Maglietta
Manica destra
Pantaloncini
Calzettoni
Tenuta
alternativa
Sport Rugby union pictogram.svg rugby a 15
Federazione Rugby Football Union
Soprannome «The Red Roses»
C.T. Simon Middleton
Record presenze Rochelle Clark (137)
Record mete Danielle Waterman (47)
Record punti Emily Scarratt (434)
Piazzamento 2ª (4 novembre 2019)
Sponsor tecnico Canterbury of New Zealand
Esordio internazionale
Galles 4-22 Inghilterra
Pontypool, 5 aprile 1987
Migliore vittoria
Inghilterra 101-0 Sudafrica
Esher, 14 maggio 2005
Peggiore sconfitta
Nuova Zelanda 67-0 Inghilterra
Christchurch, 13 agosto 1997
Coppa del Mondo
Partecipazioni 8 (esordio: 1991)
Miglior risultato 1ª (1994, 2014)
Campionato europeo
Partecipazioni 8 (esordio: 1997)
Miglior risultato 1ª (1997, 2007, 2008, 2012)
Cinque-Sei Nazioni
Partecipazioni 23 (esordio: 1996)
Miglior risultato 1ª (14 volte)

La nazionale di rugby a 15 femminile dell’Inghilterra (in inglese England women’s national rugby union team) è la selezione di rugby a 15 femminile che rappresenta l’Inghilterra in ambito internazionale.

Attiva dal 1987, opera ufficialmente dal 2012 sotto la giurisdizione della Rugby Football Union ed è la nazionale più vincente del rugby femminile europeo nonché una delle più titolate al mondo, avendo vinto al 2018 due edizioni della Coppa del Mondo e quattordici del Sei Nazioni, entrambe competizioni alle quali ha sempre ininterrottamnente preso parte, cui si aggiungono anche quattro titoli di campione d’Europa.

Il suo commissario tecnico è, dal 2015, Simon Middleton; le giocatrici sono note con il soprannome di Red Roses («Rose rosse»). La formazione non ha uno stadio dedicato, anche se sovente è utilizzato lo Stoop di Londra; talora la squadra ha giocato anche allo stadio di Twickenham, la casa storica della nazionale maschile. Al 4 novembre 2019 la squadra occupa la 2ª posizione del ranking World Rugby.

Storia

Le origini

Benché le donne avessero praticato rugby nel Regno Unito fin dalla fine del XIX secolo (esistono resoconti di un incontro tra due rappresentative di Scozia e Inghilterra a Glasgow disputatosi nel 1881[1]), fu solo alla fine degli anni settanta del XX secolo, quindi quasi cent’anni più tardi, che il rugby femminile riuscì faticosamente a darsi un abbozzo di struttura sia nelle Isole Britanniche che altrove nel resto d’Europa. Tra le pioniere della disciplina in Gran Bretagna figura Deborah Griffin, che nel 1978 decise di coinvolgere alcune compagne d’università dello University College di Londra nella formazione di una squadra che disputasse incontri regolari contro le pari categoria del concittadino King’s College[2].

Logo della Rugby Football Union for Women

Nei successivi 5 anni si aggiunsero altre università da tutta la Gran Bretagna e nel 1983 Griffin si fece promotrice della nascita della Women’s Rugby Football Union (WRFU), organismo di disciplina di tutto il rugby del Paese[2][3]; qualche anno più tardi, con la separazione dei club non inglesi, la federazione cambiò nome in Rugby Football Union for Women (RFUW) e rappresentò solo il rugby femminile d’Inghilterra (con l’eccezione di un singolo club universitario dal Galles[2]). In tale periodo, tuttavia, la WRFU gestì una nazionale unificata della Gran Bretagna che disputò 8 incontri tra il 1986 e il 1990 con valore di full international.

Alla data dei primi test della WRFU diverse compagini europee avevano già esordito nel rugby internazionale: Francia e Paesi Bassi avevano disputato nel 1982 a Utrecht il primo test match femminile di sempre, nel 1985 la stessa Francia aveva tenuto a battesimo l’Italia a Riccione. Il 1987 fu la volta dell’Inghilterra: a Pontypool, il 5 aprile di quell’anno, una selezione ufficiale della RUFW scese in campo contro le padrone di casa del Galles, anch’esse al loro esordio internazionale[4]. L’incontro, disputatosi davanti a circa 700 persone, terminò 22-4 per le inglesi capitanate da Carol Isherwood[4].

Il Galles fu l’avversario d’elezione per le successive sei partite dell’Inghilterra che precedettero la Coppa del Mondo di rugby femminile 1991: infatti le due compagini si incontrarono altre quattro volte, e nelle rimanenti due occasioni le inglesi incontrarono e batterono Paesi Bassi e Svezia. La stessa Deborah Griffin, già fondatrice della federazione, e altre tre dirigenti dello stesso organismo, nonché sue compagne di squadra, Sue Dorrington, Alice Cooper e Mary Forsyth, a seguito dell’organizzazione, nel 1990, di un evento internazionale in Nuova Zelanda chiamato RugbyFest[5], decisero di contattare varie federazioni europee dove all’epoca si giocava il grosso del rugby femminile e allestirono in Galles, praticamente senza mezzi economici, la prima edizione della Coppa del Mondo[6], cui all’epoca l’International Rugby Bord non garantì alcuna ufficialità (salvo conferirgliela a posteriori negli anni duemila[7]).

Nella fase a gironi della Coppa del Mondo le inglesi batterono in sequenza Spagna e Italia, e in semifinale la Francia; in finale andarono incontro alla prima sconfitta della loro storia contro gli Stati Uniti per 6-19[7][8].

Tre anni più tardi le stesse dirigenti inglesi organizzarono una seconda edizione della competizione nei Paesi Bassi ma, quando l’International Rugby Board comunicò la mancata ufficializzazione, la federazione olandese rinunciò a ospitare la Coppa del Mondo che trovò casa in Scozia[7]. La manifestazione, che partì ad aprile 1994 con perfino meno coperture economiche della precedente[9], tanto da costringere alcune giocatrici a recarsi a Edimburgo con un giorno di ritardo e saltare il primo incontro per risparmiare sulle spese alberghiere, vide le inglesi dominare la fase a gironi contro la stessa Scozia e la Russia, ed eliminare Canada e, in semifinale, ancora la Francia; incontrarono in finale di nuovo le statunitensi, contro cui si presero la rivincita battendole 38-23[7] e laureandosi campionesse del mondo anche se all’epoca non ancora in via ufficiale.

L’era dell’Home Nations’ Championship

Nel 1996 l’Inghilterra, insieme alle altre tre Home Nation Galles, Irlanda e Scozia, diede vita a un torneo analogo al Sei Nazioni maschile, l’Home Nations’ Championship, anch’esso destinato, anni dopo, ad assumere la stessa denominazione del torneo degli uomini a seguito dell’ampliamento a 6 squadre; proprio le inglesi furono le prime vincitrici della neo istituita competizione con il Grande Slam[10]; l’anno successivo ottenne lo stesso risultato. Ancora nel 1997 l’Inghilterra si recò per la prima volta nell’Emisfero Sud e disputò il suo primo incontro con la Nuova Zelanda, da cui fu sconfitta a Christchurch per 0-67[11], al 2018 la sua più pesante sconfitta.

Nel 1998 l’Inghilterra subì la prima sconfitta nel torneo a opera della Scozia, la quale si aggiudicò la terza edizione del Championship. Inoltre in tale anno, alfine, l’International Rugby Board conferì ufficialità alla Coppa del Mondo femminile e organizzò nei Paesi Bassi la sua prima edizione di tale manifestazione: l’Inghilterra giunse fino alla semifinale dove perse 11-44 contro le campionesse uscenti della Nuova Zelanda, e poi sconfisse il Canada 31-15 nella finale per il terzo posto[7], al 2018 il suo peggior piazzamento nella manifestazione.

Tra il 1999 e il 2008 l’Inghilterra vinse 7 delle 10 edizioni del Cinque e, a seguire, Sei Nazioni, perdendo solo tre incontri su 47 (tutti e tre contro la Francia); parimenti, nelle tre Coppe del Mondo di inizio millennio la squadra fece percorso netto sempre fino alla finale, venendo sconfitta in tutte e tre le occasioni dalla Nuova Zelanda (per 9-19 in Spagna nel 2002[12], 17-25 in Canada nel 2006[13] e 10-13 in casa propria nel 2010[14]). Nella striscia di successi consecutivi al Sei Nazioni tra il 2006 al 2012, spicca quello del 2009 perché è l’unico della serie — e al 2018 l’unico delle inglesi in assoluto — a essere stato vinto senza il Grande Slam, perché la squadra subì nella seconda giornata di torneo una sconfitta per 15-16 contro il Galles[15].

Palmarès

Statistiche

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Statistiche della nazionale di rugby a 15 femminile dell'Inghilterra.

Note

  1. ^ (EN) Ladies’ International Match Scotland vs England, in The Herald, Glasgow, 9 maggio 1881. URL consultato il 17 febbraio 2015 (archiviato dall'url originale il 27 marzo 2013).
  2. ^ a b c (EN) Mark Taylor, How a game for a laugh led to Deborah Griffin blazing a trail to develop women’s rugby, in The Cambridge Independent, 11 marzo 2018. URL consultato il 13 agosto 2018 (archiviato dall'url originale il 13 agosto 2018).
  3. ^ (EN) Women’s rugby pioneer excited by future of the sport, su englandrugby.com, Rugby Football Union, 19 giugno 2017. URL consultato il 13 agosto 2018 (archiviato dall'url originale il 26 dicembre 2017).
  4. ^ a b (EN) Wales Women v England: 30-year anniversary, su englandrugby.com, Rugby Football Union, 10 febbraio 2017. URL consultato il 14 agosto 2018 (archiviato dall'url originale il 13 agosto 2018).
  5. ^ (EN) Jennifer Curtin, Before the Black Ferns: Tracing the Beginnings of Women’s Rugby in New Zealand, in The International Journal of the History of Sport, vol. 33, nº 17, Abingdon-on-Thames, Taylor & Francis, 2016, pp. 2071-85, DOI:10.1080/09523367.2017.1329201, ISSN 0952-3367 (WC · ACNP). URL consultato il 15 agosto 2018.
  6. ^ (EN) The 1991 Women’s Rugby World Cup Trailblazers, su englandrugby.com, Rugby Football Union, 1º agosto 2017. URL consultato il 14 agosto 2018 (archiviato dall'url originale il 3 agosto 2017).
  7. ^ a b c d e (EN) The History of the Women’s Rugby World Cup, su englandrugby.com, Rugby Football Union, 21 luglio 2017. URL consultato il 14 agosto 2018 (archiviato dall'url originale il 14 agosto 2018).
  8. ^ (EN) 1991 USA Women’s RWC Team 2017 HOF Inductee, su usrugbyfoundation.org, United States Rugby Foundation. URL consultato il 15 agosto 2018 (archiviato dall'url originale il 15 agosto 2018).
  9. ^ (EN) David Llewellyn, Few favours for the favourites as sponsors turn their backs on one of the fastest growing sports, in The Independent, 12 aprile 1994. URL consultato il 15 agosto 2018.
  10. ^ (EN) England’s women triumphant, in The Independent, 18 marzo 1996. URL consultato il 15 agosto 2018.
  11. ^ (EN) 2014 Inductee: Farah Palmer, su worldrugby.org, World Rugby, 17 novembre 2014. URL consultato il 16 agosto 2018 (archiviato dall'url originale il 6 aprile 2015).
  12. ^ (EN) Black Ferns too strong for England, in BBC, 25 maggio 2002. URL consultato il 18 agosto 2018.
  13. ^ (EN) England Women 17-25 New Zealand, in BBC, 18 settembre 2006. URL consultato il 18 agosto 2018.
  14. ^ (EN) Tom Fordyce, New Zealand beat England in women’s World Cup final, in BBC, 5 settembre 2010. URL consultato il 18 agosto 2018.
  15. ^ (EN) Wales Women 16-15 England Women, in BBC, 14 febbraio 2009. URL consultato il 18 agosto 2018.

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Voci correlate

Collegamenti esterni


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