Mura romane di Verona

Mura romane di Verona
VeronaPortaLeoniFaseRepubblicana.jpg
Muratura di età repubblicana in laterizio affiancata da muratura lapidea di età imperiale, presso porta Leoni.
Localizzazione
StatoVexilloid of the Roman Empire.svg Impero romano
Stato attualeItalia Italia
RegioneVeneto Veneto
CittàVerona
Informazioni generali
CostruzioneMetà del I secolo a.C. (cinta muraria repubblicana)-265 d.C. (cinta muraria imperiale)
Condizione attualeResti archeologici
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Le mura romane di Verona furono un'importante cortina difensiva provvista di torrioni e porte monumentali; realizzata in più fasi costruttive in epoca romana, oggi ne rimangono pochi resti archeologici. La prima fase di costruzione delle difese si realizzò nella seconda metà del I secolo a.C., a seguito all'ottenimento di Verona del rango di municipium romano, mentre una seconda fase di ampliamento della cinta urbica si attuò nel 265 su spinta dell'imperatore Gallieno.

Storia

La città di Verona fu, fin dall'antichità, un luogo strategico per il controllo dei confini settentrionali, essendo ubicata proprio dove la valle dell'Adige confluisce nella pianura padana. La temporanea occupazione della città nel 102-101 a.C. da parte dei Cimbri, rivelò per la prima volta agli occhi del Senato romano l'importanza del controllo e della difesa di questo centro abitato, in quel momento ancora sotto il governo degli alleati veneti.[1]

La definitiva romanizzazione della Gallia Transpadana e quindi di Verona avvenne nella primavera del 49 a.C., quando il tribuno della plebe Lucio Roscio Fabato propose una legge, da lui denominata Lex Roscia, con cui si concedeva la cittadinanza romana agli abitanti tra il Po e le Alpi. La legge passò senza opposizione alcuna e Verona divenne municipium romano e ordinata amministrativamente secondo la normale costituzione quattuorvirale. Una volta ottenuto il controllo di Verona, dunque, i governanti di Roma decisero di fortificare la città in modo da consolidare il confine alpino e creare una testa di ponte per eventuali future imprese militari. Immediatamente sorse però una problematica relativa alla localizzazione dell'abitato, in quanto la cittadina di origini venete era sorto lungo le pendici di colle San Pietro, in un'area che non era più sufficiente né per lo sviluppo della città né per consentire un'ordinata pianificazione della città, tipica dell'urbanistica romana.[2]

Un nuovo centro venne quindi fondato sull'altra sponde del fiume Adige, dove le sue ampie anse formano una sorta di penisola naturale, valida difesa da possibili attacchi. In questo modo fu inoltre possibile realizzare solo due tratti di cortina muraria lungo il lato meridionale della città, l'unico che non erano difeso naturalmente dal fiume.[3]

Un secondo momento importante venne vissuto dalla città intorno alla metà del III secolo, quando si trovò al centro di uno scontro tra il legittimo imperatore, Filippo l'Arabo e il suo rivale Decio. Questa contesa, che si concluse con una battaglia combattuta presso la città, oltre a favorire nella seconda metà del secolo l'attacco di popolazioni barbare ai confini dell'impero romano, ribadì l'importanza strategica della Verona romana. Il centro, in particolare, attraversò un momento di grave pericolo quando nel 258 gli Alemanni irruppero attraverso la Rezia e la val d'Adige nella pianura padana. L'imperatore Gallieno riuscì a sconfiggerli sotto le mura di Mediolanum: questo episodio rese evidente che il limes danubiano stava divenendo sempre più fragile e non più sufficiente a proteggere i confini italici. Proprio per questo motivo l'imperatore Gallieno decise di restituire a Verona il suo ruolo di baluardo italico, che già aveva assolto durante la tarda età repubblicana[4]

L'anfiteatro di Verona, rimasto escluso dalla cerchia muraria di età repubblicana, venne strategicamente inserita nella più tarda cortina voluta dall'imperatore Gallieno.

Le vecchie mura repubblicane infatti non erano più efficaci come un tempo, inoltre l'imponente anfiteatro romano della città si situava poco fuori dalle mura e poteva costituire un pericolo per la città stessa, una volta conquistato da forze nemiche. Gallieno decise di cingere il centro abitato di nuove e più efficaci mura, che vennero costruite in soli sette mesi, dal 3 aprile al 4 dicembre del 265. La notevole velocità con cui venne realizzata la nuova cortina muraria, lunga all'incirca 1300 metri e alta 12, si può cogliere anche dall'ampio utilizzo di materiali di spoglio in una muratura piuttosto disordinata.[5]

Il nuovo percorso delle mura gallieniane ricalcò sostanzialmente quello delle precedenti mura repubblicane, essendo state realizzate ad una distanza di una decina di metri dalle stesse,[6] se non per il fatto che la grande mole dell'Arena venne questa volta ricompresa all'interno della cortina. Tutti i quartieri suburbani, cresciuti tra la cortina repubblicana e l'avvallamento naturale dell'Adigetto e quindi esterni al tessuto più consolidato, rimasero esclusi in quanto troppo estesi e difficilmente difendibili.[5]

L'imperatore provvide però a fortificare anche l'altra sponda dell'Adige, in modo da difendere da eventuali attacchi l'area monumentale sorta sulle pendici del colle San Pietro, in particolare il teatro romano di Verona e l'accesso ai due ponti, il pons lapideus e il pons marmoreus. Vennero quindi aperte due nuove porte, oggi dette di Santo Stefano e di San Faustino, per consentire l'accesso controllato alla città.[7]

Tramite questi due interventi, Gallieno riuscì a dotare Verona di un sistema difensivo armonico e compatto, consono a controllare sia il traffico fluviale che la via della val d'Adige, da dove maggiore era il pericolo di aggressioni.[7]

All'esterno della cortina muraria, a meridione del centro abitato, erano inoltre presenti diversi fortini utilizzati come avamposti difensivi della città, realizzati o ristrutturati durante gli interventi fatti eseguire dell'imperatore Gallieno. Uno dei fortilizi si aiutava nei pressi di un importante incrocio stradale, nel quale convergevano la via da Hostilia e il raccordo meridionale di circonvallazione con la via Postumia e la via Gallia, mentre un secondo fortino doveva sorgere nell'area ora occupata da Castelvecchio, a guardia dell'incrocio tra le viale Postumia e Gallia. Si è inoltre ipotizzata la presenza di un vero e proprio castrum, sempre di epoca tardoimperiale, nell'area extramurale compresa tra via Filippini, via Dietro Filippini, vicolo Oratorio e via Satiro, come evidenziato dalla conformazione fortemente geometrica ed evocativa dell'impianto urbano in quel settore della città, ancora oggi perfettamente leggibile.[7]

Descrizione

Mura repubblicane

Fondazioni in laterizio di età repubblicana, appartenenti alla porzione perduta di porta Leoni.

Le mura tardorepubblicane hanno uno sviluppo lineare di 940 metri che si articola in due settori, uno a sud-ovest ed uno a sud-est. Il settore sud-ovest segue, arretrato di circa una decina di metri verso il centro antico, l'allineamento formato da via Diaz, vicolo S. Andrea, corte Farina, vicolo del Guasto, piazza S. Nicolò e via Frattini. Poco prima di via Leoncino le mura piegavano verso sud-est, per ricollegarsi all'Adige con un tracciato che è corrisponde all'incirca a quello di via Leoncino-via Amanti.[8]

I due segmenti quindi partivano entrambi dalla riva dell'Adige e proseguivano rispettivamente con direzione NO-SE e NE-SO, in armonia con l'orientazione dell'impianto urbanistico della Verona romana. La cortina difensiva era lunga 940 metri e delimitava un'area dalla superficie approssimativa di 430.000 mq. Due porte, aperte nei due tratti di mura, consentivano l'accesso alla città rispettivamente da SE e da SO.[9]

La cortina muraria aveva una fondazione in conglomerato di ciottoli,[10] mentre l'elevato partiva da una larghezza di ben 3,60 metri alla base e andava restringendosi in sezione andando verso l'alto, per mezzo di alcune riseghe: il fronte verso campagna, dopo uno zoccolo di quattro filari e due riseghe iniziali di due filari, si alzava scandito da una serie regolare di riseghe, una ogni sei corsi di mattoni, secondo una tecnica costruttiva comune in ambiente centro italico già dagli inizi del I secolo a.C. e documentato in Gallia Cisalpina poco poi tardi, nel corso dello stesso secolo. Il prospetto verso la città aveva, invece, un profilo rettilineo, esente da riseghe.[11]

Mura imperiali

Le mura di Gallieno in prossimità dell'Arena di Verona, in una fotografia del 1972 di Paolo Monti.

Le mura imperiali, fatte edificare dall'imperatore Gallieno, furono realizzate, ricalcandone il percorso, una decina di metri più all'esterno della cinta repubblicana, col fine conferire all'ancora compatto centro urbano la saldezza e l'organicità proprie di un fortilizio. Le uniche differenze riguardavano la strategica fascia in cui era situato l'anfiteatro romano, che venne inclusa nella strategia di difesa della città, e un'appendice sulla riva sinistra dell'Adige, che consentiva di proteggere da eventuali attacchi da nord sia il teatro romano di Verona che i ponti Pietra e Postumio.[6]

Il tracciato della nuova cinta muraria oltre Adige partiva a monte del pons lapideus proseguendo con un tratto curvilineo in via S. Stefano, mentre oltre la ricostruzione del percorso delle mura è solo ipotetico, non essendo presenti evidenti resti archeologici. Tuttavia è stato ipotizzato che le mura salissero lungo il crinale del colle monumentale, comprendessero la vetta su cui sorgeva un tempio, quindi scendessero a valle della spalla del pons marmoreum, ricongiungendosi alla sponda del fiume. Per consentire l'accesso alla città due porte si aprivano rispettivamente a monte e a valle dei due ponti.[12]

La nuova costruzione, che fece ampio uso di blocchi di spoglio provenienti, probabilmente, da necropoli, lastricati stradali ed edifici pubblici, era alta oltre 14 metri. Di questi, i primi 7 metri sono quelli realizzati con materiali di recupero, mentre la zona soprastante fino al cammino di ronda era in conglomerato, originariamente forse rivestito in blocchetti.[6]

Resti archeologici

Il fronte ad agro di porta Iovia, oggi detta dei Borsari.

Delle cortine murarie che cinsero l'abitato di Verona romana rimangono poche tracce visibili, anche se il loro tracciato è tutt'oggi molto evidente in quanto il tessuto storico è cresciuto e si è sviluppato riutilizzando porzioni di mura superstiti. In particolare, della cinta muraria tardorepubblicana sono stati ritrovati solo due tratti di muro in mattoni, scoperti tra l'Adige e porta Borsari e in via Leoncino, mentre delle mura imperiali si sono conservati resti più cospicui, principalmente in via Diaz, in vicolo del Guasto, in corte Farina, in piazza Mura di Gallieno e in via Amanti.[10]

Delle porte che si aprivano lungo la cinta muraria sono rimaste quella sudorientale, detta dei Leoni, che è giunta sino ad oggi con gli elementi essenziali del suo sviluppo sia in piano che in alzato, e quella sudoccidentale, detta dei Borsari (ma in epoca romana conosciuta col nome di porta Iovia), di cui rimane in ottime condizioni di conservazione il fronte lapideo verso campagna. [9]

Dallo studio delle porte è facilmente intuibile che un programma di monumentalizzazione interessò entrambe le due principali porte urbiche, cui vennero rinnovate le facciate con l'aggiunta di prospetti lapidei addossati alle strutture laterizie. In particolare in porta Leoni rimane, lato città, il mezzo prospetto di sinistra della porta lapidea imperiale e, leggermente celata alla vista e arretrata di meno di un metro, si può intravedere la porta repubblicana, principalmente costruita in mattoni, tranne i fornici e le parti decorative per cui è stato utilizzato il tufo tenero delle colline veronesi. Della porta Iovia invece è scomparso il fronte verso la città e si conserva solo quello verso la campagna di età imperiale, in cui emerge un'esuberante ricchezza ornamentale e un gusto coloristico assai marcato, che sottolineano la funzione di rappresentanza e di ingresso alla città dall'importante via Postumia.[13]

Note

  1. ^ Puppi, p. 28
  2. ^ Puppi, p. 32
  3. ^ Puppi, pp. 32-33
  4. ^ Puppi, pp. 78-80
  5. ^ a b Puppi, p. 80
  6. ^ a b c Buchi e Cavalieri Manasse, p. 46
  7. ^ a b c Puppi, p. 82
  8. ^ Buchi e Cavalieri Manasse, pp. 7-8
  9. ^ a b Puppi, p. 36
  10. ^ a b Puppi, p. 34
  11. ^ Buchi e Cavalieri Manasse, pp. 8-9
  12. ^ Puppi, p. 82
  13. ^ Buchi e Cavalieri Manasse, p. 30

Bibliografia

  • Ezio Buchi, Porta Leoni e la fondazione di Verona romana, in Museum Patavinum, V, nº 2, Firenze, Olschki, 1987, pp. 13-45. URL consultato il 3 ottobre 2019.
  • Ezio Buchi e Giuliana Cavalieri Manasse, Il Veneto nell'età romana: Note di urbanistica e di archeologia del territorio, II, Verona, Banca Popolare di Verona, 1987, ISBN non esistente, SBN IT\ICCU\FER\0058621.
  • Lionello Puppi, Ritratto di Verona: Lineamenti di una storia urbanistica, Verona, Banca Popolare di Verona, 1978, ISBN non esistente, SBN IT\ICCU\LO1E\025596.