Massacro di Sand Creek

Massacro di Sand Creek
Sand creek 1985.jpg
Sand Creek in una foto del luglio 1985
Data29 novembre 1864
LuogoRive del fiume Big Sandy Creek
(oggi Contea di Kiowa, Colorado)
StatoStati Uniti Stati Uniti
Coordinate38°32′51.75″N 102°30′22.86″W / 38.547708°N 102.50635°W38.547708; -102.50635Coordinate: 38°32′51.75″N 102°30′22.86″W / 38.547708°N 102.50635°W38.547708; -102.50635
ObiettivoNativi americani delle tribù Cheyenne e Arapaho
ResponsabiliSoldati statunitensi
MotivazioneMire espansionistiche dei bianchi sulle terre dei nativi americani
Conseguenze
Mortitra 125 e 175 indiani
24 soldati

Il massacro di Sand Creek (chiamato anche massacro di Chivington o battaglia di Sand Creek) fu perpetrato il 29 novembre 1864, nell'ambito dei più vasti eventi della guerra del Colorado e delle guerre indiane negli Stati Uniti d'America.

Un accampamento di circa 600 nativi americani membri delle tribù Cheyenne meridionali e Arapaho, situato in un'ansa del fiume Big Sandy Creek (oggi nella Contea di Kiowa nella parte orientale dello Stato del Colorado), fu attaccato da 700 soldati della milizia statale comandati dal colonnello John Chivington, a dispetto dei vari trattati di pace firmati dai capi tribù locali con il governo statunitense. Visto lo scarso numero di guerrieri armati e capaci di difendersi presenti nel campo, l'attacco si tradusse in un massacro indiscriminato di donne e bambini, con un numero di morti tra i nativi stimato tra le 125 e le 175 vittime (oltre a 24 morti e 52 feriti tra gli attaccanti); come riferito da molti testimoni oculari, i corpi dei nativi uccisi furono scalpati e in molti casi ripetutamente mutilati dai soldati.

Inizialmente dipinto come una "vittoriosa battaglia" contro nativi ribelli, il massacro di Sand Creek fu poi oggetto di varie investigazioni da parte dell'Esercito statunitense e del Congresso, che espressero un severo giudizio sull'operato di Chivington e dei suoi; tuttavia nessuna misura punitiva fu presa nei loro confronti. Sand Creek provocò attacchi di rappresaglia contro gli insediamenti degli invasori bianchi, nonché un esodo di massa delle tribù native dal Colorado orientale.

Episodio vergognoso della storia del Colorado e delle guerre contro i nativi dell'America del Nord, il massacro di Sand Creek ispirò poi svariate opere della cultura di massa; l'area teatro dei fatti è oggi protetta dal National Park Service come Sand Creek Massacre National Historic Site.

Antefatti

La colonizzazione del Colorado

Prospettori minerari nella regione del Pikes Peak, circa 1858.

A metà del XIX secolo una gran massa di coloni provenienti da est e dall'Europa iniziò a spostarsi dalla costa orientale degli Stati Uniti d'America diretta ai territori della California e dell'Oregon a ovest, recentemente acquisiti dopo la fine della guerra messicano-statunitense, attratti dalla scoperta di vasti giacimenti di oro nella regione (corsa all'oro californiana); percorrendo le cosiddette "Oregon Trail" e "Santa Fe Trail", le carovane di coloni e cercatori penetrarono nella regione delle Grandi Pianure settentrionali, parte degli Stati Uniti fin dall'acquisto della Louisiana del 1803 ma ancora scarsamente colonizzata e abitata in massima parte solo da varie tribù nomadi e seminomadi di nativi americani[1]. Il 17 settembre 1851 commissari incaricati del governo statunitense siglarono con i rappresentati delle principali tribù dei nativi della regione il trattato di Fort Laramie: in cambio del consenso ad un passaggio sicuro per le carovane dirette a ovest e del permesso per gli Stati Uniti di costruire strade e presidi dell'esercito nella regione, ai nativi fu promesso il pagamento di un'indennità annuale di 50.000 dollari in beni per quindici anni (poi ridotti a dieci); il trattato definì i confini territoriali delle zone spettanti alle varie tribù, oltre a sancire la piena proprietà dei nativi sulle terre loro assegnate con i relativi diritti di caccia, pesca e transito[2][3].

Il trattato riconosceva alle tribù degli Cheyenne meridionali e degli Arapaho un vasto territorio compreso tra i contrafforti orientali delle Montagne Rocciose e i fiumi North Platte e Arkansas, zona comprendente la porzione orientale dell'odierno Stato del Colorado, all'epoca inesistente[4]. La firma del trattato garantì una certa pace nella regione fino al luglio del 1858, quando si aprì la cosiddetta "corsa all'oro del Pike's Peak"[5]: la scoperta di vasti giacimenti auriferi nelle Montagne Rocciose nei pressi del Pike's Peak spinse quasi 100.000 cercatori nella regione, allora parte del Territorio federale del Kansas[4], invadendo le terre spettanti ai nativi; i minatori iniziarono ben presto a costruire villaggi e insediamenti stabili, fondando il primo nucleo della città di Denver nel novembre del 1858[6]. Ai minatori si unirono poi i coloni che iniziarono a rivendicare terreni nella valle del fiume Platte, di importanza vitale per i nativi nomadi poichè zona di pascolo di vaste mandrie di bisonti[6]; separandosi dal Kansas, nell'ottobre del 1859 le autorità locali istituirono il "Territorio di Jefferson", un'entità amministrativa extralegale e non riconosciuta dal governo statunitense[7].

Carta del Territorio di Jefferson nel 1859; con alcune modifiche ai confini, la regione divenne lo Stato del Colorado nel 1861.

Sul finire del 1860 le pressioni dei minatori e delle autorità locali spinsero Washington ad avviare ulteriori negoziati per ridefinire i confini del territorio spettante agli Cheyenne meridionali e agli Arapaho[4]. Il 18 febbraio 1861 il Commissario agli Affari indiani Alfred Greenwood siglò con un gruppo di capi Cheyenne e Arapaho il trattato di Fort Wise: in cambio di un nuovo pagamento i nativi rinunciarono a quasi due terzi della loro precedente riserva[4], accettando di insediarsi in un'area più ristretta tra i fiumi Arkansas e Big Sandy Creek; i capi intesero dalle trattative che la loro libertà di movimento e di caccia estiva nel precedente territorio non sarebbe stata limitata, una questione vitale visto che la nuova area di insediamento era scarsa di selvaggina e difficilmente coltivabile, ma questo punto del trattato rimase controverso[6]. I capi firmatari furono appena cinque per gli Cheyenne (Pentola Nera, Antilope Bianca, Orso Magro, Lupo Piccolo e Orso Alto) e altrettanti per gli Arapaho (Piccola Cornacchia, Bocca Grande, Bufera, Barba-in-Testa e Mano Sinistra)[8], una percentuale piuttosto misera sul totale dei capi delle due tribù che rendeva il trattato illegale e di difficile applicazione[9]. Il 28 febbraio seguente il governo statunitense istituì formalmente il Territorio del Colorado sulla zona prima occupata dal Territorio di Jefferson[7].

Verso la guerra

La firma del trattato di Fort Wise ovviamente fu rigettata da molte tribù Cheyenne e vari gruppi di guerrieri si rifiutarono di rispettarne i vincoli, continuando a spostarsi e a cacciare nei territorio ora ceduti; particolarmente riottosi si rivelarono i membri dei "Soldati Cane" (Hotamétaneo'o in lingua cheyenne), una delle sei principali società-guerriere cheyenne, ormai cresciuta fino a diventare un gruppo autonomo e ferocemente ostile alla penetrazione dei colonizzatori nelle terre della tribù[10]. La situazione era aggravata dalle notizie che arrivavano da altre regioni: a sud del Colorado, le tribù Navajo erano soggette a continue pressioni e attacchi da parte dei coloni, mentre a nord l'esercito era intervenuto pesantemente per reprimere una ribellione delle tribù Dakota Santee del Minnesota (parte del più ampio gruppo dei Sioux)[9]. Capi anziani e rispettati come Pentola Nera, Antilope Bianca e Orso Magro tentarono in tutti i modi di tenere i loro guerrieri lontano dalle piste usate dai coloni, ma capi più giovani e bellicosi stavano iniziando ad accrescere il proprio seguito[11].

John Evans, secondo governatore del Colorado dal 1862 al 1865.

La guerra di secessione americana nell'aprile 1861 arrivò anche in Colorado: rimasto fedele all'Unione, il territorio si trovò esposto alla minaccia di un'invasione dei confederati da sud, attraverso il Texas e il Territorio del Nuovo Messico. Furono reclutati diversi reggimenti di volontari del Colorado e contingenti di soldati iniziarono a pattugliare il territorio, facendo crescere la tensione con le bande di guerrieri nativi impegnate nella caccia al bisonte[9]; il nuovo governatore del Territorio John Evans era del resto un sostenitore della linea dura nei confronti dei nativi, in questo appoggiato dal colonnello John Chivington, un veterano della guerra contro i confederati ora comandante del 1st Colorado Volunteer Regiment of Cavalry[12].

La situazione iniziò a deteriorarsi nell'aprile 1864: a Fremont's Orchard, a nord di Denver, una pattuglia del 1st Colorado Cavalry attaccò un gruppo di Soldati Cane Cheyenne accusati di aver rubato dei cavalli a dei coloni; pochi giorni dopo gli uomini di Chivington attaccarono un campo indiano vicino Cedar Bluffs, uccidendo due donne e due bambini[12] e incendiando più di settanta tende, il 10% dell'intera capacità abitativa delle tribù Cheyenne[13]. Il 16 maggio una compagnia del 1st Colorado Infantry Regiment, inviata senza autorizzazione da Chivington a operare oltre il confine del Colorado, marciò contro un grande campo estivo di Cheyenne nei pressi del torrente Ask, un tributario del fiume Smoky Hill in Kansas: il capo Orso Magro, uno dei firmatari dell'accordo di Fort Wise, andò incontro ai militari disarmato e portando con sé una copia del trattato, ma non appena fu loro vicino i soldati gli spararono uccidendolo; svariati gruppi di Cheyenne accorsero dai campi vicini e assalirono i militari e solo l'intervento del capo Pentola Nera, che trattenne i guerrieri dal portare a fondo il loro attacco, consentì ai soldati di mettersi in salvo con una precipitosa ritirata su Fort Larned[14].

Foto di gruppo dei capi Cheyenne e Arapaho riuniti a Denver il 28 settembre 1864; Pentola Nera è il secondo da sinistra della prima fila.

La morte di Orso Magro minò l'autorità dei capi anziani come Pentola Nera, sostenitori della pace, in favore dei più bellicosi leader dei Soldati Cane: gruppi sparsi di Cheyenne presero a razziare per rappresaglia gli insediamenti dei coloni e ad assalire convogli di carri e diligenze[13], in alcuni casi unendosi a bande di Sioux penetrate nella valle del Platte da nord, in fuga dalle spedizioni punitive dell'esercito statunitense nel Territorio del Dakota[15]. A fine giugno 1864 il governatore Evans intimò a Cheyenne e Arapaho di rientrare nella loro riserva e di presentarsi a rapporto presso Fort Lyon, sotto pena di essere considerati ostili; in agosto il governatore emanò un secondo proclama con cui autorizzava i cittadini del Colorado ad attaccare indiscriminatamente le bande di nativi sorprese fuori dalla riserva[16]. Grazie alla mediazione di William Bent, un colono dedito al commercio che aveva sposato una donna Cheyenne e benvoluto dai nativi, Pentola Nera riuscì a entrare in contatto con il comandante della guarnigione di Fort Lyon maggiore Edward W. Wynkoop e il 28 settembre un gruppo di capi Cheyenne e Arapaho fu scortato dai soldati a Denver per trattare il pacifico rientro delle tribù dal Kansas: nonostante i gesti di buona volontà di Pentola Nera, che aveva portato con sé quattro bambini di famiglie di coloni riscattati da alcuni nativi che li avevano rapiti, Evans si dimostrò ostile, tentando in tutti i modi di incolpare i capi presenti delle scorrerie e di attribuire loro la responsabilità dell'inizio delle ostilità[17]; Chivington invece si dimostrò più ambiguo, rivelando la volontà di condurre una guerra totale contro i nativi ostili ma facendo intendere che se le tribù si fossero accampate nelle vicinanze di Fort Lyon, sotto la sorveglianza dei soldati, non avrebbero avuto nulla da temere[18].

Il massacro

Accampati sul Sand Creek

Un accampamento Arapaho fotografato negli anni 1870.

Ai primi di ottobre circa 800 nativi lasciarono i loro campi estivi sullo Smoky Hill per trasferirsi nelle vicinanze di Fort Lyon: le tribù Cheyenne dei capi Pentola Nera e Antilope Bianca si insediarono in un'ansa del fiume Sand Creek, un tributario del fiume Arkansas in quella che oggi è la Contea di Kiowa del Colorado sud-orientale, a circa 64 chilometri a nord-est di Fort Lyon, mentre gli Arapaho dei capi Piccola Cornacchia e Mano Sinistra si accamparono nelle immediate vicinanze del forte stesso, con la cui guarnigione i nativi presero a intrattenere regolari rapporti commerciali e a ricevere le razioni alimentari loro spettanti in base ai trattati firmati[18]. I buoni rapporti instaurati con i nativi attirarono però sul maggiore Wynkoop critiche da parte dei suoi superiori e il 5 novembre 1864 fu trasferito a Fort Riley in Kansas, rimpiazzato a Fort Lyon dal maggiore Scott J. Anthony, un sostenitore della linea dura[19].

Anthony sospese la distribuzione dei viveri ai nativi finché questi non avessero consegnato le armi in loro possesso, ma anche quando gli Arapaho obbedirono il maggiore vietò loro di entrare nel forte per commerciare, ordinando di tenersi a distanza; Pentola Nera si recò al forte per incontrare il nuovo comandante e, stando alla testimonianza di diversi ufficiali presenti all'incontro, il maggiore Anthony lo rassicurò sul fatto che se i nativi fossero rimasti nel loro campo sul Sand Creek non avrebbero avuto nulla da temere[19]. Gli Arapaho smontarono il loro campo e si divisero in due: la tribù di Mano Sinistra raggiunse i Cheyenne sul Sand Creek, ma quella di Piccola Cornacchia, una volta fuori dalla vista della guarnigione di Fort Lyon, piegò a sud e si rifugiò oltre il fiume Arkansas. Partiti gli Arapaho, Anthony informò i suoi superiori circa la presenza di «una banda di nativi a meno di 60 chilometri dal forte», chiedendo rinforzi[20].

Il 26 novembre un commerciante bianco che aveva rapporti con i nativi, John "Coperta Grigia" Smith, giunse a Fort Lyon per chiedere l'autorizzazione a recarsi al campo sul Sand Creek per affari; sfruttando l'occasione per tenere tranquilli i nativi, il maggiore Anthony diede il suo assenso e fornì a Smith anche un carro-ambulanza dell'esercito con il suo conducente, il soldato semplice David Louderback, per trasportare le sue merci[20]. Il giorno dopo i rinforzi chiesti da Anthony arrivarono a Fort Lyon: dopo una marcia condotta in gran segreto, il colonnello Chivington condusse personalmente al forte 600 cavalleggeri appartenenti al suo 1st Colorado Volunteer Regiment of Cavalry, a una compagnia del 1st Regiment New Mexico Volunteer Cavalry distaccata in Colorado e soprattutto al 3rd Colorado Cavalry Regiment del colonnello George L. Shoup, un'unità di miliziani i cui componenti si erano offerti volontari appositamente per combattere contro i nativi, un impiego considerato più sicuro del servizio al fronte contro i confederati[20].

Il colonnello John Chivington.

Chivington proibì a chiunque di uscire dal forte e inviò un distaccamento di cavalleggeri al vicino ranch di William Bent, bloccando gli occupanti al loro interno; due dei tre figli meticci di Bent, George e Charlie, si trovavano però già al campo sul Sand Creek in visita a parenti della madre insieme a Edmund Guerrier, un commerciante cheyenne-francese che avrebbe poi sposato una delle figlie di Bent, Julia. Riuniti i suoi ufficiali, Chivington mise subito in chiaro l'intenzione di attaccare il prima possibile il campo sul Sand Creek, trovando il pieno appoggio del maggiore Anthony ma anche l'opposizione in particolare del capitano Silas Soule e del tenente Joseph Cramer, comandanti delle compagnie D e K del 1st Colorado Cavalry, e del tenente James Connor della guarnigione di Fort Lyon; essi protestarono per il progetto d'attacare un campo di nativi pacifici, chiara violazione degli impegni presi circa la garanzia della sicurezza dei nativi[21]. Stando a quanto riferito da testimoni, Chivington si scagliò con rabbia contro i dissidenti, aggredendo verbalmente il tenente Cramer urlando: «Maledetto sia chiunque simpatizzi con gli indiani! Sono venuto a ucciderli e credo sia giusto e onorevole usare qualsiasi mezzo Dio ci abbia messo a disposizione per ucciderli!»[21]. Soule, Cramer e Connor furono obbligati a partecipare alla spedizione dietro la minaccia di essere deferiti a una corte marziale, ma diedero segretamente ordine ai propri uomini di sparare sui nativi solo per difendersi[21].

Alle 20:00 del 28 novembre la colonna di Chivington lasciò Fort Lyon, accresciuta da un ulteriore centinaio di soldati e da quattro obici da montagna tratti dalla guarnigione del forte; come guida il colonnello aveva portato con sé il noto esploratore James Beckwourth ma questi, ormai anziano (aveva 66 anni) e afflitto da dolori reumatici e vista debole, si dimostrò inadeguato al compito e Chivington diresse la colonna a un piccolo ranch posto lungo la strada, obbligando il proprietario ad affiancare Beckwourth: questi era Robert Bent, il maggiore dei tre figli meticci di William Bent[21].

L'attacco

Il massacro di Sand Creek in una rappresentazione artistica dello Cheyenne Lupo Ululante, uno degli scampati all'attacco.

All'alba del 29 novembre 1864 la colonna dei soldati giunse al campo Cheyenne e Arapaho sul Sand Creek, completamente di sorpresa: a parte i guardiani del recinto dei cavalli, i nativi non avevano messo alcuna sentinella a protezione del campo, tanto erano convinti di non avere nulla da temere[22]. L'accampamento era situato in un'ansa a ferro di cavallo del Sand Creek, a nord di un piccolo torrente in quel momento in secca: la tribù di Pentola Nera era accampata al centro, a ovest i Cheyenne dei capi Antilope Bianca e Copricapo di Guerra e a est, un poco più discosti, gli Arapaho di Mano Sinistra. La maggior parte dei maschi adulti era più a est, a caccia di bisonti nella zona dello Smoky Hill, e circa i due terzi dei 600 nativi presenti nel campo erano donne o bambini[22]; Robert Bent stimò che vi fossero circa 35 guerrieri e una trentina di anziani[23].

Il capo Cheyenne Pentola Nera.

I nativi furono svegliati dal rumore dei cavalli che galoppavano verso il campo; la confusione si sparse rapidamente per l'accampamento mentre donne e bambini uscivano urlando dalle tende e i pochi guerrieri disponibili correvano a prendere le armi[22]. Edmund Guerrier fu svegliato dalle urla delle donne: uscì dalla tenda e si diresse verso l'alloggio del mercante John Smith, anche lui accampato con i Cheyenne insieme a sua moglie nativa, a suo figlio meticcio Jack e al soldato David Louderback. Quest'ultimo propose di andare incontro ai soldati avanzanti, ma non appena il piccolo gruppo uscì dalla tenda di Smith i cavalleggeri aprirono il fuoco con carabine e pistole: fecero dietro front e corsero a riparasi dietro la tenda, dove furono raggiunti anche da Charlie Bent[24]. Pentola Nera aveva fatto innalzare accanto al suo tipi un alto palo di legno a cui aveva fissato una grande bandiera degli Stati Uniti d'America, dono di quando aveva firmato il trattato di Fort Wise: non appena i soldati si avvicinarono al campo, il vecchio capo urlò alla sua gente di radunarsi sotto la bandiera e in poco tempo svariate centinaia di donne e bambini si ammassarono intorno al palo, mentre tutt'intorno i soldati facevano fuoco indiscriminatamente[22].

Ai primi spari il capo Antilope Bianca, un vecchio di 75 anni, si mosse a passo svelto verso i soldati; James Beckwourth, che cavalcava a fianco di Chivington, testimoniò che il capo, disarmato e con le mani in alto, si avvicinò urlando «Fermi! Fermi!» in inglese perfettamente udibile, finché non fu abbattuto a fucilate [24]. Il corpo rimase abbandonato sul letto asciutto del torrente: come riferì poi Bent, alcuni soldati vi si avvicinarono e lo mutilarono tagliandogli naso, orecchie e testicoli per farne trofei[23][25]. Risalendo il letto asciutto del torrente, anche gli Arapaho del campo vicino corsero a rifugiarsi sotto la bandiera di Pentola Nera; il capo Mano Sinistra si fermò di fronte ai soldati con le braccia incrociate, dicendo che non avrebbe combattuto contro di loro perché erano amici: fu colpito da una fucilata, ma riuscì a mettersi in salvo[23].

Robert Bent descrisse lo scontro come «una carneficina indiscriminata di uomini, donne e bambini»[23]. Bent vide un gruppo di trenta o quaranta donne rifugiarsi in un anfratto: una bambina di circa sei anni fu mandata fuori con una bandiera bianca, ma fu subito uccisa dai soldati; le donne ammassate nell'anfratto furono poi massacrate senza che opponessero resistenza[23]. Bent vide, e riferì poi, che i corpi degli uccisi erano stati scalpati e molti mutilati[23], come confermò anche il tenente James Connor: i soldati tagliarono le dita delle mani dei morti per impossessarsi di anelli e altri gioielli, oppure asportarono nasi, orecchie, peni e vulve per farne trofei da esporre sui cappelli o sulle selle ; nei giorni successivi al massacro molti soldati esibirono questi loro trofei nei saloon della zona di Denver[26].

Il franco-cheyenne Edmund Guerrier, uno dei testimoni del massacro di Sand Creek.

Non fu dato nessun quartiere ai nativi feriti, né ai bambini. Robert Bent vide un soldato avvicinarsi a una donna stesa a terra, colpita a una gamba, spezzarle entrambe le braccia a colpi di spada, lasciandola poi a morire dissanguata[23]; riferì di una bambina di cinque anni che, nascosta in un banco di sabbia, fu scoperta da due soldati: le spararono a distanza ravvicinata con le pistole e ne trascinarono il corpo fuori dalla sabbia prendendolo per un braccio[23]. Sia Bent che il capitano Soule videro il corpo di una donna incinta, sventrato e con il feto accanto[23]; Bent riferì di aver visto i corpi di numerosi neonati uccisi con le madri, mentre il tenente Connor seppe di un bambino di pochi mesi gettato nella cassetta del fieno di un carro e poi abbandonato a morire sulla strada durante il rientro della colonna al forte[26].

L'attacco non fu molto coordinato poiché molti soldati erano scarsamente disciplinati e ubriachi dopo le bevute fatte durante la marcia di avvicinamento; parecchi nativi riuscirono quindi a fuggire dal luogo del massacro[26]: quando capirono che la bandiera alzata da Pentola Nera non era un rifugio ma praticamente una trappola, vari gruppi fuggirono attraverso il basso corso del Sand Creek cercando rifugio sulla sponda opposta, dirigendo poi a est verso i campi degli Cheyenne a caccia sullo Smoky Hill; diversi di loro furono uccisi dagli obici da montagna che sparavano dalla riva sud del fiume[27]. Pentola Nera si salvò nascondendosi in un burrone, anche se sua moglie fu gravemente ferita[28]; numerosi nativi si nascosero scavando buche e trincee nella riva sabbiosa del torrente in secca, resistendo poi fino a notte: tra questi vi fu George Bent, rimasto separato dal fratello Charlie fin dalle prime fasi dello scontro e ferito al fianco da un colpo di fucile[29].

Conclusasi la sparatoria, presi i cavalli e incendiate le tende del campo, l'eroico Chivington fece rapidamente rientro a Fort Lyon. I soldati portarono con sé sette prigionieri: la moglie cheyenne del commerciante John Smith, la moglie nativa di un colono che risiedeva a Fort Lyon con i suoi tre bambini e i due meticci Jack Smith e Charlie Bent. Beckwourth riuscì a salvare la vita a Charlie nascondendolo su un carro insieme a un ufficiale rimasto ferito e facendolo poi rilasciare, ma Jack fu ucciso da un soldato che infilò la canna della pistola in un buco della tenda dove il prigioniero era detenuto[28].

Conseguenze

Le vittime

George Bent con la moglie nativa Magpie, fotografati nel 1867.

Il numero esatto delle vittime del massacro di Sand Creek non è chiaro. Nel rapporto reso alla commissione d'inchiesta, Chivington indicò una cifra di 500/600 indiani morti, sostenendo che la quasi totalità erano guerrieri e che il numero di donne e bambini rimasti uccisi era molto basso[30]. Le cifre date da Chivington furono largamente abbassate da altri testimoni degli eventi: il commerciante John Smith parlò di 70 od 80 morti tra gli indiani, di cui solo 20 o 30 erano guerrieri[31]; George Bent, in una lettera al giornalista e attivista per i diritti dei nativi dell'America del Nord Samuel F. Tappan del 15 marzo 1889, parlò di 137 vittime, di cui 28 uomini e 109 donne e bambini[32]; il maggiore Scott Anthony parlò di «non più di» 125 vittime tra i nativi, mentre il tenente Joseph Cramer stimò tra le 125 e le 175 vittime totali[33]. Diversi autori[26][34] riportano per i nativi la cifra di 133 morti: 28 uomini e 105 tra donne e bambini.

La tribù di Pentola Nera, i Wutapai, soffrì le perdite più pesanti; perì quasi metà della tribù degli Hevhaitaniu, compresi i suoi capi Lupo Giallo e Grande Uomo, e cifre simili riportarono gli Oivimana del capo Copricapo di Guerra (rimasto ucciso) e gli Hisiometanio di Antilope Bianca. Tra le vittime vi era anche il capo Occhio Solo, perito insieme a gran parte della sua tribù, mentre i clan degli Heviqxnipahis e dei Suhtai ebbero pochi morti; delle dieci tende del campo Arapaho di Mano Sinistra (circa 50 o 60 persone), solo una manciata sfuggì all'attacco[35]. Nessun Soldato Cane cheyenne era al campo sul Sand Creek[35].

La reazione dei seppur pochi guerrieri presenti nel campo provocò vittime anche tra i soldati attaccanti: John Smith parlò di 10 soldati uccisi e 38 feriti, mentre il rapporto ufficiale di Chivington indicò 9 morti e 38 feriti[26][33]. Le stime sul numero dei caduti tra i soldati arrivarono poi a un totale di 24 morti e 52 feriti: il 1st Colorado Cavalry ebbe 4 morti e 21 feriti, il 3rd Colorado Cavalry 20 tra morti in azione e per le ferite riportate e 31 altri feriti[31]. Alcune fonti[28] attribuiscono molte delle vittime tra i soldati al fuoco amico, a causa della scarsa disciplina dei compagni e della caotica conduzione dell'assalto, circostanza non confermata da altri autori[31].

Le rappresaglie dei nativi

Scesa la notte, i nativi che come George Bent si erano nascosti in buche scavate sulle sponde sabbiose del Sand Creek sgusciarono dai loro rifugi e, insieme a chi era fuggito durante l'attacco, iniziarono a marciare verso est, alla volta degli accampamenti dei guerrieri andati a caccia sullo Smoky Hill: ormai in inverno, senza nulla da mangiare e spesso sofferenti per le ferite, i sopravvissuti al massacro marciarono attraverso le praterie del Colorado per 80 chilometri prima di trovare la salvezza[36]. La notizia dell'attacco si sparse rapidamente tra i campi degli Cheyenne[37].

Rappresentazione artistica di un guerriero Cheyenne.

Il massacro distrusse l'autorità dei capi anziani, battutisi fino all'ultimo per mantenere la pace con i colonizzatori: molti membri chiave del "consiglio dei quarantaquattro", la massima istituzione centrale delle tribù Cheyenne, erano rimasti uccisi e quelli sopravvissuti come Pentola Nera erano ormai screditati[38]. I capi anziani furono messi da parte e il potere passò ai leader più giovani e bellicosi, primi tra tutti i membri dei Soldati Cane: il loro capo, Toro Alto, iniziò a radunare una vasta armata, stringendo alleanze con gruppi particolarmente ostili ai colonizzatori come i Brulè Sioux e gli Oglala Sioux che scendevano da nord[37]. Disgustati per quello che avevano visto al Sand Creek, i due fratelli George e Charlie Bent come pure la moglie nativa di William, Donna Gialla, lasciarono il ranch del padre e si unirono alle bande dei Soldati Cane[37].

Benché fosse ormai pieno inverno, nel gennaio 1865 l'alleanza di Cheyenne, Arapaho e Sioux iniziò ad attaccare gli insediamenti dei colonizzatori nella valle del Platte e nel Colorado orientale: il 7 gennaio un migliaio di guerrieri assaltò la città di Julesburg uccidendo 14 soldati statunitensi e quattro civili[39], mentre il 14 gennaio un centinaio attaccarono l'American Ranch vicino all'odierna cittadina di Sterling, incendiandolo e uccidendo sette bianchi[40]. Tra il 28 gennaio e il 2 febbraio attaccarono convogli di carri, avamposti dell'esercito, insediamenti isolati e linee del telegrafo lungo tutta la valle del fiume South Platte, interrompendo le comunicazioni e provocando una carenza di generi alimentari a Denver che scatenò il panico[39].

Dopo aver svernato, nella primavera 1865 le tribù Cheyenne e Arapaho decisero di lasciare il Colorado per dirigersi a nord del Platte fino nel Dakota, nella regione del fiume Powder River e delle Colline Nere dove si trovavano le roccaforti delle tribù Sioux nonché vasti campi dei loro cugini del nord, gli Cheyenne settentrionali: almeno 3.000 nativi attraversarono il Colorado orientale e il Nebraska occidentale, saccheggiando nuovamente Julesburg e respingendo vari attacchi da parte dei soldati statunitensi, fino a trovare la protezione delle tribù Sioux riunite attorno al bellicoso capo Nuvola Rossa[41]; Pentola Nera e altri 400 Cheyenne, in maggioranza donne e anziani, scelsero invece di andare a sud, oltre il fiume Arkansas, per ricongiungersi con gli Arapaho del capo Piccola Cornacchia che già vi si erano insediati[41].

Nel tentativo di riportare ordine nel Colorado, nell'ottobre 1865 una delegazione del governo statunitense si recò da Pentola Nera per negoziare un nuovo trattato con gli Cheyenne e gli Arapaho; particolarmente complicata era ritenuta la questione della proprietà delle terre, con molti coloni che rivendicavano appezzamenti che legalmente appartenevano ai nativi, tra cui il sito dove sorgeva l'intera città di Denver[42]. Il 14 ottobre 1865 Pentola Nera, Piccola Cornacchia e un'altra decina di capi Cheyenne e Arapaho, ormai rappresentati solo poche centinaia dei membri delle loro tribù, siglarono il trattato del Little Arkansas: in cambio di una riserva a sud dell'Arkansas e della promessa di compensazioni monetarie per i sopravvissuti al massacro, le tribù rinunciarono per sempre a qualsiasi diritto sulle loro terre nel Colorado[43]; nemmeno due anni dopo l'accordo fu abrogato dagli Stati Uniti e rimpiazzato dal trattato del Medicine Lodge del 21 ottobre 1867, che cancellò la riserva a sud dell'Arkansas e obbligò Cheyenne e Arapaho a trasferirsi ancora più a sud, nel poco ospitale "Territorio indiano" (l'odierno Stato dell'Oklahoma)[44].

Le inchieste sul massacro

I primi resoconti del massacro di Sand Creek tesero a dipingerlo come un'importante battaglia vinta contro un avversario valoroso, ma a mano a mano che nuove testimonianze dei fatti venivano alla luce, iniziarono a levarsi critiche e accuse nei confronti di Chivington e dei suoi uomini. L'esercito statunitense avviò due inchieste sui fatti di Sand Creek, la prima diretta dal maggiore Edward Wynkoop e la seconda sotto l'allora tenente colonnello Samuel Tappan, che iniziarono a raccogliere varie testimonianze dai partecipanti al massacro[45]; nel gennaio 1865 Sand Creek arrivò quindi all'attenzione dello United States Congress Joint Committee on the Conduct of the War, un comitato investigativo del Congresso degli Stati Uniti d'America costituito per indagare sugli aspetti controversi riguardanti le forze armate federali nel periodo della guerra di secessione[46].

Gli inquirenti ascoltarono diversi testimoni degli eventi, tra cui Robert Bent, Edmund Guerrier, John Smith, i tenenti James Connor e Joseph Cramer e il capitano Silas Soule; ma Soule, uno dei primi a denunciare l'azione e criticare la condotta di Chivington, il 23 aprile 1865 fu assassinato in pieno giorno in una strada di Denver, poche settimane dopo aver reso testimonianza al comitato investigativo: dell'omicidio fu accusato un membro del 2nd Colorado Cavalry, un fedelissimo di Chivington, Charles Squier, che sfuggì all'arresto e non fu mai processato [47].

Il giudizio che il comitato investigativo del Congresso emise nel maggio 1865 nei confronti di Chivington fu molto severo[46]:

(EN)

«As to Colonel Chivington, your committee can hardly find fitting terms to describe his conduct. Wearing the uniform of the United States, which should be the emblem of justice and humanity; holding the important position of commander of a military district, and therefore having the honor of the government to that extent in his keeping, he deliberately planned and executed a foul and dastardly massacre which would have disgraced the verist savage among those who were the victims of his cruelty. Having full knowledge of their friendly character, having himself been instrumental to some extent in placing them in their position of fancied security, he took advantage of their in-apprehension and defenceless condition to gratify the worst passions that ever cursed the heart of man.

Whatever influence this may have had upon Colonel Chivington, the truth is that he surprised and murdered, in cold blood, the unsuspecting men, women, and children on Sand creek, who had every reason to believe they were under the protection of the United States authorities, and then returned to Denver and boasted of the brave deed he and the men under his command had performed.

In conclusion, your committee are of the opinion that for the purpose of vindicating the cause of justice and upholding the honor of the nation, prompt and energetic measures should be at once taken to remove from office those who have thus disgraced the government by whom they are employed, and to punish, as their crimes deserve, those who have been guilty of these brutal and cowardly acts.»

(IT)

«Per quanto riguarda il colonnello Chivington, questo comitato può difficilmente trovare termini adeguati a descriverne la condotta. Indossando l'uniforme degli Stati Uniti, che dovrebbe rappresentare un emblema di giustizia e di umanità; occupando l'importante posizione di comandante di un distretto militare, che gli ha concesso l'onore di governare tutto ciò che rientra nei suoi poteri, ha deliberatamente organizzato ed eseguito un folle e vile massacro in cui numerose sono state le vittime della sua crudeltà. Egli conoscendo chiaramente la cordialità del loro carattere, avendo egli stesso in un certo senso tentato di porre le vittime in una condizione di fittizia sicurezza, ha sfruttato l'assenza di difesa e la loro convinzione di sentirsi sicuri per potere gratificare la peggiore passione che abbia mai attraversato il cuore di un uomo.

Qualunque peso tutto questo abbia avuto sul Colonnello Chivington, la verità è che ha sorpreso e assassinato a sangue freddo e inaspettatamente uomini, donne e bambini, i quali avevano tutte le ragioni per credere di essere sotto la protezione delle autorità statunitensi, e poi ritornando a Denver si è vantato dell'azione coraggiosa che lui e gli uomini sotto il suo comando hanno eseguito.

In conclusione questo comitato è dell'opinione che al fine di vendicare la causa di giustizia e mantenere l'onore della nazione, pronte e rigorose misure debbano essere adottate per rimuovere chiunque abbia così vilipeso il governo presso cui sono impiegati, e di punire, adeguatamente al crimine commesso, coloro che sono colpevoli di questi atti brutali e codardi.»

A dispetto di queste conclusioni, tuttavia, nessun provvedimento di alcun genere fu preso nei confronti di Chivington e dei suoi complici nel massacro di Sand Creek. Chivington lasciò l'esercito nel febbraio 1865, alla scadenza del regolare periodo di servizio, intraprendendo poi una serie di attività a Omaha e in California; i suoi tentativi di darsi alla politica furono ostacolati dalle accuse a lui rivolte su Sand Creek e dopo essere rientrato a Denver, lavorò come sceriffo fino alla morte, il 4 ottobre 1894[48]. Il governatore John Evans, che nella sua testimonianza davanti al comitato investigativo aveva cercato di minimizzare gli eventi di Sand Creek e di coprire le responsabilità di Chivington, rassegnò le dimissioni dal suo incarico il 18 luglio 1865 dopo pressioni in tal senso del presidente Andrew Johnson; ma anche dopo le dimissioni Evans rimase una figura popolare in Colorado, continuando a rivestire incarichi amministrativi per la città di Denver fino alla morte il 2 luglio 1897[49].

Il massacro di Sand Creek continuò a essere un obbrobrio nella storia del Colorado. Nel 1909, sul parco prospiciente il Campidoglio di Denver, la "Colorado Pioneer Association" eresse un monumento commemorativo della partecipazione del Colorado alla guerra di secessione, e nella sua targa si elencava Sand Creek come una delle "battaglie e scontri" sostenuti dalle truppe dello Stato nel corso del conflitto; solo nel 2002, dopo un apposito voto dell'Assemblea legislativa locale, l'Associazione storica del Colorado appose una targa al monumento che chiariva l'"errata categorizzazione" (mischaracterized) dei fatti di Sand Creek eseguita dai costruttori del monumento originario[50]. Nel 2013 pesanti critiche furono mosse dai discendenti dei nativi americani del Colorado a un'esposizione sul massacro di Sand Creek realizzata dall'associazione storica locale, per via del modo in cui i fatti erano rappresentati[51].

Il 27 aprile 2007 il luogo del massacro fu proclamato parco nazionale storico degli Stati Uniti come "Sand Creek Massacre National Historic Site", sotto la protezione del National Park Service[52].

Sand Creek nella cultura di massa

I fatti di Sand Creek ebbero una vasta eco nelle opere dedicate al periodo delle guerre tra nativi e colonizzatori, riprodotti e citati più volte.

Rappresentazioni del massacro di Sand Creek e riferimenti espliciti ad esso possono essere ritrovati nei film Tomahawk - Scure di guerra (1951)[53], Il forte delle amazzoni (1957)[54], poi il primo film in cui è stato raccontato, come esempio dello sterminio nei confronti degli indiani nativi d'america, Soldato blu (1970)[55]; citato poi ne L'ultimo cacciatore (1995)[56] e Iron Man 3 (2013)[57]; in televisione, il massacro è rappresentato direttamente nell'episodio 13 (Massacre at Sand Creek) della prima stagione della serie televisiva Playhouse 90 del 1956-1960[58] e nell'episodio 4 (Hell on Wheels) della miniserie Into the West del 2005[59], oltre a essere citato in un episodio della serie televisiva Le leggendarie imprese di Wyatt Earp del 1955-1961[60].

Varie opere di letteratura hanno fornito rappresentazioni, si sono ispirate o hanno citato i fatti di Sand Creek, come i romanzi A Very Small Remnant (1963) di Michael Straight[61], Centennial (1974) di James Michener[62], From Sand Creek (1981) di Simon Ortiz[63] e Choke Creek (2009) di Lauren Small[64]; Emilio Salgari fece molti riferimenti all'accaduto nel suo romanzo Sulle frontiere del Far-West[65]

Al massacro di Sand Creek sono esplicitamente dedicate le canzoni The Crimson Parson del cantante folk statunitense Peter La Farge[66] e Fiume Sand Creek del cantautore italiano Fabrizio De André.

Note

  1. ^ Brown 2013, p. 22.
  2. ^ Brown 2013, p. 84.
  3. ^ (EN) Treaty of Fort Laramie with Sioux etc., 1851, su digital.library.okstate.edu. URL consultato il 29 agosto 2014.
  4. ^ a b c d Greene 2004, p. 27.
  5. ^ Hoig 1980, p. 61.
  6. ^ a b c Brown 2013, p. 85.
  7. ^ a b (EN) Colorado History Chronology (PDF), su colorado.gov. URL consultato il 28 ottobre 2014.
  8. ^ (EN) Treaty with the Arapaho and Cheyenne, 1861, su digital.library.okstate.edu. URL consultato il 29 agosto 2014.
  9. ^ a b c Brown 2013, p. 86.
  10. ^ Greene 2004, pp. 12-13.
  11. ^ Brown 2013, p. 25.
  12. ^ a b Brown 2013, p. 90.
  13. ^ a b Hoig 1980, p. 63.
  14. ^ Brown 2013, pp. 87-88.
  15. ^ Brown 2013, p. 91.
  16. ^ Brown 2013, p. 92.
  17. ^ Brown 2013, p. 98.
  18. ^ a b Brown 2013, p. 99.
  19. ^ a b Brown 2013, p. 100.
  20. ^ a b c Brown 2013, p. 101.
  21. ^ a b c d Brown 2013, p. 102.
  22. ^ a b c d Brown 2013, p. 103.
  23. ^ a b c d e f g h i Brown 2013, p. 105.
  24. ^ a b Brown 2013, p. 104.
  25. ^ Hoig 2005, p. 153.
  26. ^ a b c d e Brown 2013, p. 106.
  27. ^ Michno 2004, p. 235.
  28. ^ a b c Brown 2013, p. 107.
  29. ^ Hyde 1968, pp. 154-155.
  30. ^ (EN) Testimony of Colonel J. M. Chivington, April 26, 1865, su pbs.org. URL consultato il 14 settembre 2014.
  31. ^ a b c Michno 2004, p. 241.
  32. ^ Berthrong 1963, p. 220.
  33. ^ a b (EN) Elizabeth Michell, Sand Creek Massacre Site: An Environmental History (PDF), su nps.gov. URL consultato il 14 settembre 2014.
  34. ^ Alan Brinkley, American History: a survey, New York, McGraw-Hill, 1995, p. 469. ISBN 978-0-07-912114-1.
  35. ^ a b Hyde 1968, pp. 159, 162.
  36. ^ Hyde 1968, pp. 156-159.
  37. ^ a b c Brown 2013, p. 108.
  38. ^ Greene 2004, p. 23.
  39. ^ a b Brown 2013, p. 109.
  40. ^ (EN) American Ranch, su forttours.com. URL consultato il 15 settembre 2014.
  41. ^ a b Brown 2013, p. 110.
  42. ^ Brown 2013, p. 113.
  43. ^ (EN) Treaty with the Cheyenne and Arapaho; October 14, 1865, su avalon.law.yale.edu. URL consultato il 15 settembre 2014.
  44. ^ (EN) Treatry with the Cheyenne and Arapaho, 1867, su digital.library.okstate.edu. URL consultato il 28 ottobre 2014.
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  46. ^ a b (EN) Report of the Joint committee on the conduct of the war at the second session Thirty-eighth Congress., su openlibrary.com. URL consultato il 15 settembre 2014.
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  48. ^ (EN) John Chivington Biography, su nps.gov. URL consultato il 15 settembre 2014.
  49. ^ (EN) John Evans, su colorado.gov. URL consultato il 15 settembre 2014.
  50. ^ (EN) Patricia Calhoun, Sand Creek Massacre and John Chivington's explosive actions 151 years after Glorieta Pass, su blogs.westword.com. URL consultato il 16 settembre 2014.
  51. ^ (EN) Patricia Calhoun, History Colorado could shutter its controversial Sand Creek Massacre exhibit, su blogs.westword.com. URL consultato il 16 settembre 2014.
  52. ^ (EN) Secretary Kempthorne Creates Sand Creek Massacre National Historic Site New Historic Site is the Nation’s 391st National Park Unit, su nps.gov. URL consultato il 28 ottobre 2014.
  53. ^ (EN) Tomahawk, su tcm.com. URL consultato il 5 novembre 2014.
  54. ^ (EN) The Guns of Fort Petticoat, su tcm.com. URL consultato il 5 novembre 2014.
  55. ^ (EN) Soldato blu (1970), su imdb.com. URL consultato il 29 ottobre 2014.
  56. ^ (EN) Last of the Dogmen, su tcm.com. URL consultato il 5 novembre 2014.
  57. ^ (EN) 'Iron Man 3' Villain Invokes Sand Creek Massacre, su indiancountrytodaymedianetwork.com. URL consultato il 29 ottobre 2014.
  58. ^ (EN) Massacre at Sand Creek, su imdb.com. URL consultato il 5 novembre 2014.
  59. ^ (EN) Into the West: Season 1, Episode 4, su imdb.com. URL consultato il 5 novembre 2014.
  60. ^ (EN) Le leggendarie imprese di Wyatt Earp: Old Jake, su imdb.com. URL consultato il 29 ottobre 2014.
  61. ^ Michael Straight, A Very Small Remnant, New York, Alfred A. Knopf, 1963, LCCN 63009144.
  62. ^ (EN) The History Behind the Fiction: James Michener's "Centennial", su cospl.blogspot.it. URL consultato il 29 ottobre 2014.
  63. ^ Simon J. Ortiz, From Sand Creek, 1ª ed., The University of Arizona Press, 2000, ISBN 978-0-8165-1993-4.
  64. ^ (EN) Choke Creek/sand Creek, su chokecreek.com. URL consultato il 29 ottobre 2014.
  65. ^ Emilio Salgari, Sulle frontiere del Far-West, Sonzogno, Milano, 1930, pp. 245-253.
  66. ^ (EN) Peter LaFarge Biography, su music.yahoo.com. URL consultato il 5 novembre 2014 (archiviato dall'url originale l'11 marzo 2007).

Bibliografia

  • (EN) Donald J. Berthrong, The Southern Cheyennes. Civilization of the American Indian, Norman, University of Oklahoma Press, 1963, ISBN 978-0-8061-1199-5.
  • Dee Brown, Seppellite il mio cuore a Wounded Knee, Mondadori, 2013, ISBN 978-88-04-42383-6.
  • (EN) Jerome A. Greene, Washita, The Southern Cheyenne and the U.S. Army. Campaigns and Commanders, Norman, OK, University of Oklahoma Press, 2004, ISBN 978-0-8061-3551-9.
  • (EN) Stan Hoig, The Peace Chiefs of the Cheyennes, Norman, OK, University of Oklahoma Press, 1980, ISBN 978-0-8061-1573-3.
  • (EN) Stan Hoig, The Sand Creek Massacre, Norman, University of Oklahoma Press, 2005, ISBN 978-0-8061-1147-6.
  • (EN) George E. Hyde, Life of George Bent Written from His Letters, Norman, University of Oklahoma Press, 1968, ISBN 978-0-8061-1577-1.
  • (EN) Gregory F. Michno, Battle at Sand Creek, El Segundo, Upton and Sons Publishers, 2004, ISBN 978-0-912783-37-6.

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