Chiesa di San Tomaso Cantuariense

Chiesa di San Tomaso Cantuariense
San Tommaso Cantuariense VR 08.jpg
Facciata della chiesa
StatoItalia Italia
RegioneVeneto Veneto
LocalitàVerona-Stemma.svg Verona
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareTommaso Becket
Diocesi Verona
Stile architettonicogotico rinascimentale
Inizio costruzioneXIV secolo
CompletamentoXVI secolo

Coordinate: 45°26′31.92″N 11°00′10.08″E / 45.4422°N 11.0028°E45.4422; 11.0028

La chiesa di San Tomaso Becket, meglio conosciuta come chiesa di San Tomaso Cantuariense, è un luogo di culto cattolico situato nei pressi del centro storico di Verona, appena oltre il Ponte Nuovo del Popolo. È dedicata al santo inglese Tommaso Becket, assassinato nel 1170 a causa della sua avversione ad Enrico II d'Inghilterra.

Durante il basso medioevo nella zona erano presenti due chiese: una, più antica, dedicata a Tommaso Becket, l'altra all'Annunciata e accanto alla quale vi era anche un monastero benedettino. Nei primi anni del XV secolo i carmelitani decisero di procedere con l'ampliamento della seconda, gettando così le basi per l'attuale edificio che prenderà il nome da quella di San Tommaso che venne abbattuta. Secondo un'iscrizione posta sulla facciata il cantiere ebbe inizio intorno al 1449 proseguendo, non senza difficoltà economiche, fino al 1504 l'anno della sua consacrazione. Con l'arrivo di Napoleone la chiesa venne adibita ad infermeria per le truppe francesi e nel 1805 il convento venne definitivamente soppresso. Sotto la successiva dominazione austriaca il chiostro fu parzialmente abbattuto e molti dei locali dell'ex convento utilizzati come carcere militare. Si dovette aspettare l'annessione del Veneto all'Italia affinché la chiesa potesse essere riaperta al culto.

L'attuale edificio si presenta come un'unione tra il romanico tradizionale veronese ed il tardo gotico. L'esterno conta di una austera facciata con un rosone circolare ed un ampio portale, quest'ultimo probabilmente proveniente da un altro edificio. L'interno è ad un'unica navata e il pavimentato è caratterizzato da riquadri bianchi e rossi con l'eccezione del presbiterio, mentre il soffitto è coperto da capriate lignee. Sui muri laterali interni della navata vi sono due monumenti sepolcrali scolpiti da Ugo Zannoni e otto altari di stile gotico inseriti in archi rinascimentali. Numerose le opere d'arte custodite che vennero realizzate da celebri pittori veronesi, tra cui Paolo Farinati, Girolamo dai Libri, Alessandro Turchi e Antonio Balestra.

Storia

La chiesa di San Tomaso Cantuariense come si presentava nel 1940

Tradizionalmente si è ritenuto che fin dall'alto medioevo qui sorgesse una primitiva chiesa paleocristiana, tuttavia più attenti studi hanno messo in discussione questa teoria. Per un prima menzione sicura di un edificio religioso nella zona bisogna far riferimento ad una bolla pontificia emanata nel 1185 da papa Lucio III in cui si fa riferimento ad "unam capellam Sancti Thomae in Insula veronensi sitam", ovvero di una cappella dedicata a San Tommaso e posta nell'isolo di Verona. L'"isolo" è una zona della città che un tempo si trovava tra il letto del fiume Adige e un suo canale secondario rendendola pertanto una vera e propria isola; con la costruzione dei muraglioni a seguito dell'inondazione del 1882 il canale secondario a nord venne interrotto e prosciugato e quindi l'isolo cessò di esistere. Il San Tommaso a cui si fa riferimento è, invece,Tommaso Becket, arcivescovo di Canterbury vittima del celebre assassinio nella Cattedrale nel 1170 e proclamato santo tre anni più tardi da papa Alessandro III. La decisione di dedicarla al santo inglese si deve probabilmente al volere del vescovo di Verona Adelardo, suo fervente devoto.[1]

Accanto a questa primitiva chiesa sorgeva anche un monastero benedettino dipendente dall'Abbazia di Villanova nei pressi di San Bonifacio. Nei primi anni del XIV secolo gli appartenenti all'Ordine della Beata Vergine del Monte Carmelo (comunemente chiamati carmelitani) si insediarono nel monastero al posto dei benedettini e, il 5 marzo 1351, ottennero dal signore Pietro della Scala il permesso di costruire nelle vicinanze, e su di un terreno donato da alcuni ricchi cittadini dell'isolo, di edificare una nuova chiesa da dedicare alla Vergine Annunciata.[1][2]

Iscrizione sul pilastro alla destra della facciata che ricorda la costruzione dell'edificio

Agli inizi del XV secolo si decise di abbattere la più antica chiesa dedicata a San Tommaso e di ampliare quella successiva intitolata alla Vergine Annunciata e dando così forma a quello che è l'edificio attuale. Pertanto, la chiesa di oggi, pur essendo costruita sulla sulla base di quella che fu dedicata alla Annunciata (ed è ancora ufficialmente a lei titolata) viene conosciuta con la titolazione dell'altra chiesa precedente di San Tommaso.[2] La data di inizio del cantiere viene collocata intorno al 1449 grazie a quanto si può legge su di una iscrizione incisa in un pilastro collocato alla destra della facciata e relativa all'acquisto di alcune pietre.[N 1] I lavori procedettero tutt'altro che spediti e i carmelitani, cronicamente in difficoltà finanziarie, dovettero contare sulla generosità dei parrocchiani per far fronte alle spese che il cantiere comportava. Anche il comune di Verona fece la sua parte contribuendo, a partire dal 1487, con una somma di otto ducati all'anno.[3] Un privato cittadino, tale Jacopo figlio di Bongiovanni da Pesena, si fece carico della costruzione della porta laterale in quanto legato testamentario; un'iscrizione sull'architrave ricorda la donazione.[N 2] Nonostante tutto, il 22 settembre 1504 Marco Corner, coadiutore apostolico, poté finalmente consacrare la nuova chiesa.[4][2][5]

Per lungo tempo si è ritenuto che tra il 1545 e il 1550 fossero stati affidati all'architetto Michele Sanmicheli alcuni progetti di riordino architettonico della chiesa rimasti sulla carta, tra cui la divisione in tre navate e la realizzazione di un ampio transetto. Studi più recenti hanno comunque smentito tale ipotesi confermando che il celebra architetto fosse sì interessato alla chiesa ma solo spiritualmente in quanto qui era collocata la tomba di famiglia e dove anche lui volle essere sepolto al termine della propria esistenza.[2]

Con l'arrivo a Verona della truppe napoleoniche la chiesa venne destinata a ospedale per i soldati francesi e poco dopo, nel 1805, il convento fu definitivamente soppresso. Tra il 1856 e il 1857 il chiostro venne in gran parte demolito e le parti restanti trasformate in sagrestia e oratorio. In piena dominazione austriaca parte di questi edifici venne adibita a carcere militare della guarnigione. Pochi tempo dopo l'annessione del Veneto all'Italia la chiesa di San Tomaso tornò ad essere aperta al culto.[6][7]

Esterno

Facciata della chiesa con lunetta posta sopra il portale e statua Maria con in braccio il Figlio benedetto

La facciata a capanna, rimasta incompiuta probabilmente a causa delle difficoltà economiche riscontrate durante la costruzione dell'edificio, si presenta con un aspetto sobrio e spoglio. Al centro l'ampio portale strombato, in stile tardogotico, è costituito dal portone di accesso racchiuso in cornici di marmo finemente scolpite. L'iscrizione, risalente al 1493, sulla trabeazione[N 3] che indica che un tale Cristoforo Lanfranchini lo dedicò a Cristo e alla Vergine fa supporre che originariamente fosse collocato in un'altra chiesa e poi qui spostato; un'ulteriore prova delle ristrettezze finanziarie che afflissero il cantiere.[8] La lunetta racchiude una Annunciazione di Maria opera dell'artista novecentesco Carlo Donati con cui sostituì l'originale attribuita a Domenico Brusasorzi che era andata perduta.[9] Sulla sommità del portale è posta una statua di Maria con in braccio il Figlio benedetto, mentre ai lati ulteriori de sculture sono collocate in nicchie ricavate nelle paraste.[8]

Sopra il portale si apre un rosone circolare inscritto in una serie di decorazioni a dentelli, ovuli e girali che ricordano lo stile romanico, pur tuttavia inserito in un contesto dal chiaro gusto tardo rinascimentale.[10]

Il lato nord presenta una porta sovrastata incorniciata da un bordo di marmo sul cui architrave compare un'iscrizione che racconta come essa fosse stata costruita per mezzo di una donazione di tale Jacopo che si sobbarcò tale onore per rispettare le volontà paterne.[N 2] Sopra l'architrave, la cornice di marmo continua, intervallata solo da due capitelli di marmo quattrocenteschi, andando a formare un arco acuto inserito in un protiro pensile. Ai lati due alte bifore permettono l'illuminazione degli spazi interni.[3]

Campanile

Campanile della chiesa

Nello stesso periodo della alla costruzione della chiesa venne innalzato anche il campanile, probabilmente poggiante sulla base della torre campanaria della chiesa precedente dell'Annunciata.[N 4] Posto lungo il fianco destro della chiesa, venne realizzato con lo stesso materiale (cotto) dell'edificio principale esso termina con una pigna, che si estende per 18,4 metri, e la cui punta raggiunge la ragguardevole altezza di 60 metri. Di aspetto spartano, presenta alcuni elementi rinascimentali. Il fusto è abbellito da lesene poste ai lati e al centro che si raccordano con archetti pensili. La cella campanaria è costituita di bifore con arco a tutto sesto realizzate in marmo rosa locale. Sulla base si trova incastonata nel muro una pietra su cui è scolpita un'epigrafe: "...IUS ECCLESIAE RECTOR... // (F)ECIT MCCCCLXXVIII".[11][N 5]

All'interno della cella campanaria sono ospitate dieci campane in scala musicale di Re3 calante, fuse dalla ditta Cavadini Vr nel 1930, che vengono suonate manualmente secondo la tecnica dei concerti di Campane alla veronese. Queste campane sono rinomate negli ambienti dei suonatori per il suono, ritenuto (dall'atto di collaudo) preciso e melodioso. Sostituiscono 6 precedenti campane in mi3.

Interno

Interno della chiesa

L'interno della chiesa si presenta a navata unica. Il pavimentato è a riquadri bianchi e rossi, fatta eccezione per quello del presbiterio mentre il soffitto a riquadri è sostenuto da capriate lignee a due montanti. Lateralmente alla navata vi sono otto altari barocchi, quattro a destra e quattro a sinistra, inseriti in archi rinascimentali. Il presbiterio e la navata sono separati da tre fornici, il centrale più alto rispetto ai due laterali. A sua volta, il presbiterio è contornato da quattro archi trionfali sostenuti da quattro colonne dotate di capitelli in stile rinascimentali sovrapposti da pulvini di grandi dimensioni. Un più piccolo arco delimita l'inizio dell'abside.[12]

Nella chiesa sono conservati dipinti di Paolo Farinati, Francesco Torbido, Girolamo dai Libri, Antonio Balestra e Alessandro Turchi. Sono presenti anche i mausolei neoclassici di Michele Sanmicheli e don Nicola Mazza, opere di Ugo Zannoni.

Fianco destro della navata

Altare Dolcetti, gruppo scultoreo di Ugo Zannoni.

Entrati nella chiesa dal portone principale, recandosi in direzione del fianco destro della navata si trova, dentro una nicchia, la fonte battesimale inizialmente realizzata per la vicina chiesa di Santa Maria Rocca Maggiore (oggi sconsacrata) e qui portata dopo che l'originale del XVII secolo era stata venduta nel 1904. Il primo altare in cui ci si imbatte è quelle appartenente alla famiglia Dolcetti caratterizzato da una statua di Ugo Zannoni in cui ha rappresentato San Gioacchino, Sant'Anna e la vergine fanciulla che legge. Questo gruppo scultoreo venne tuttavia qui collocata solamente nel 1909 in sostituzione di una precedente statua lignea della Maddalena (oggi posta nel vicino altare dei Da Prato) che, a sua volta, aveva preso il posto di una pala d'altare raffigurante Santa Maria Maddalena de' Pazzi del pittore vicentino Pietro Bartolomeo Cittadella. Subito dopo, sempre di Ugo Zannoni, vi è incastonato nel muro il monumento funebre a Michele Sanmicheli.[13]

Altare Da Prato, pala di Alessandro Turchi.

Proseguendo verso l'altare si incontra l'altare Da Prato, caratterizzato da una cornice in stile neoclassico che racchiude una pala barocca, Estasi di Santa Maria, commissionata da Giacomo Dal Prato e firmata e datata da Alessandro Turchi[N 6] in cui si nota la contrapposizione di luminoso paradiso popolato da angeli con la cupa rappresentazione del mondo terrestre ove si trova la Maddalena.[14][15] Ai lati del timpano due statue, realizzate tra il XIX e il XX secolo, rappresentanti angeli mentre in alto è posta la scultura lignea della Maddalena proveniente dall'altare Dolcetti.[16] Ai piedi dell'altare le tombe dei committenti: Girolamo da Prato e i suoi fratelli Giacomo e Bonifacio.[17]

L'altare successivo, dell'Annunciata, presenta un arco esterno rinascimentale che incornicia un altare con diversi elementi barocchi come cherubini, mistilinee, piani ondulati, e che venne realizzato nel 1681. Due belle colonne tortili che sorreggono un'arcata. Antonio Balestra è l'autore della pala, datata 1702, che dipinse anche Dio Padre nel tondo superiore.[18][19] In cima una statua del 1736 di Michelangelo Speranza raffigurante San Giovanni Nepomuceno inizialmente collocata al centro del vicino ponte nuovo e poi spostata nel 1801 quando le truppe francesi e austriache, che a seguito del Trattato di Lunéville si erano spartite Verona, e che avevano sbarrato il ponte.[20]

Più avanti, l'altare della confraternita di San Rocco accoglie una pala di Girolamo dai Libri. Questo altare sostituì nel 1727 un precedente altare dell'inizio del XVI secolo.[21][22] Alla sua sinistra una statua di un artista anonimo, collocabile tra il XV e il XVI secolo, rappresentante una Madonna con Bambino.[23] Infine, proveniente dalla vicina ex chiesa di Santa Maria della Disciplina, vi è l'altare Orti situato sulla parete settentrionale di fianco al presbiterio. Esso ospita un crocifisso ligneo di autore anonimo della fine del XIV secolo posto su di uno sfondo in cui è dipinta la città di Gerusalemme con il cielo tetro, a sottolineare la tragicità della scena.[24]

Presbiterio

L'ampio presbiterio della chiesa, separato dalla navata centrale da una balaustra, ospita l'altare maggiore realizzato nel XVIII secolo da Giuseppe Antonio Schiavi di cui dell'originale è rimasta solamente la mensa, caratterizzata da un ovale in cui è scolpito Il profeta Elia che riceve nutrimento dall'angelo. La pala, datata 1579, alle spalle dell'altare è opera del pittore veronese della seconda metà del XVI secolo Felice Brusasorzi in cui ha rappresentato Madonna con il Bambino e Santi.[25] Tra i personaggi che il Brusasorzi ha rappresentato si possono riconoscere San Tommaso Becket (titolare della chiesa), San Francesco, San Marco, San Giovanni Battista e San Alberto raffigurato nell'atto di tenere in mano un modellino della stessa chiesa.[26]

Fianco sinistro della navata

Altare dei Tintori, pala di Paolo Farinati

Il primo altare che si incontra percorrendo il fianco sinistro della navata è l'altare dei Tintori, così chiamato perché appartenente alla corporazione dei Tintori come testimoniato dal cartiglio collocato nella parte superiore. La relativa pala venne dipinta da Paolo Farinati nel 1559[N 7] e raffigura i Santi Onofrio e Antonio abate, protettori dei tintori e delle altre attività tessili.[27][14] A fianco dell'altare è posto in una nicchia il busto di Nicola Mazza scolpito da Ugo Zannoni.[28] Nell'altare successivo, l'altare Carteri, trova collocazione la pala San Giovanni Battista, San Pietro e San Paolo, tradizionalmente attribuita a Francesco Torbido, ma più probabilmente opera di pittori della sua bottega. È stata avanzata anche l'ipotesi che l'autore possa essere Dionisio Battaglia, anch'egli allievo del Torbido. Sopra l'arco rinascimentale che racchiude l'altare vi è iscritto: "DIVI S. IO. BAPTISTAE PIETRO MAR. VICENTIO SACRAU".[29][30]

Prima di giungere al terzo altare si possono intravedere alcuni resti degli affreschi che una volta dovevano decorare le pareti. L'altare Dionisi, il terzo, si presenta racchiuso da una bella e ricca cornice rinascimentale che purtroppo racchiude in interno non terminato che tuttavia ospita una tela di Paolo Farinati, Vergine con i Santi Girolamo e Alberto (dipinta nel 1555), sovrastata da una lunetta, Colomba dello Spirito Santo, attribuita a Agostino Ugolini (1758-1824).[31][32]

L'ultimo altare della fiancata sinistra è il cosiddetto "altare dello Spasimo". La pala Incontro di Gesù con la Madonna sul Calvario venne dipinta nel 1524 dal medaglista Giovanni Maria Pomedello[N 8]; gli angeli raffigurati nei pennacchi sono invece opera di Giovanni Caliari. Alla sinistra vi è la porta laterale della chiesa sormontata da un sarcofago che porta lo stemma della famiglia Pesenza.[33]

Organo a canne

Organo a canne della chiesa
Incisione delle iniziali di Mozart

Sulla cantoria alla sinistra del presbiterio si trova lo storico organo a canne, costruito nel 1716 da Giuseppe Bonatti, organaro di Desenzano e allievo di Carlo Prati.[34] Fu suonato dal giovane Wolfgang Amadeus Mozart il 7 gennaio 1770,[35] durante uno dei suoi viaggi in Italia, e sembra che con un coltellino incise le sue iniziali W.S.M. sulla cassa, tuttora visibili.[36][37][38] Nel 1786 venne restaurato per la prima volta ad opera di Girolamo Zavarise mentre il veronese Giuseppe Grigolli lo rimaneggiò nella seconda meta del XIX secolo.[36]

Lo strumento, restaurato nuovamente nel 2002,[39] a trasmissione integralmente meccanica, ha due tastiere e pedaliera a leggio e la seguente disposizione fonica:[40] I tasti diatonici sono realizzati in boasso mentre quelli cromatici in ebano.[41][42] Originariamente la cassa disponeva di due portelle dipinte oggi, tuttavia, mancanti. Il frontone, diviso in quattro corpi, è riccamente decorato con intagli e dorature;[43] sul frontone, al centro, è raffigurato lo stemma nobiliare dei marchesi Saibante. La facciata presenta 36 canne in stagno suddivise in quattro campate, sulla canna maggiore del campo di sinistra è impressa la scritta: "Opus Joseph Bonatti Xni 1716" mentre all'interno è stata trovata, in occasione di un restauro l'incisione: "Joseph Bonati Desentiano Opus in pristinum restitutum a Hieronymo Zavarise Verona et auxit Contrabassi anno Domini MDCCLXXXVI".[44][43]

Prima tastiera - Positivo tergale
Principale in eco 4'
Frazolé 2'
Ottava 1'
Duodecima doppia 2/3'-1/2'
Seconda tastiera - Registri di Ripieno
Principale 8' Bassi
Principale 8' Soprani
Ottava
Decima seconda
Decima quinta
Decima nona
Vigesima seconda
Vigesima sesta
Vigesima nona
Trigesima terza e sesta
Seconda tastiera - Registri di Concerto
Trombe reali 8' Bassi
Trombe reali 8' Soprani
Flutta reale 8'
Flauto in VIII Soprani
Flauto in XII
Cornetto II 2'-1.1/3'
Voce umana 8'
Pastorale 8'[N 9]
Pedale[N 10]
Contrabbassi 16'+8'
Trombe reali 8'
Accessori
Passere
Speranza
Grillo I
Grillo II
Rosignolo
Tiratutti

Chiostro e sagrestia

L'antico chiostro quattrocentesco sorge ad est della chiesa ed è raggiungibile attraverso un porta. Parzialmente distrutto nella metà del XIX secolo per far posto alla caserma austriaca, dell'originale rimane solamente l'ala settentrionale e una parte di quella meridionale, anche se le arcate sono oramai cieche. A sinistra vi è l'arca sepolcrale della fiamglia Gifalconi, come testimoniato dall'iscrizione sottostante: "De Grifalchonis sunt hoc situata sepulcro // corpora nobilium clara de gente vororum // restruxere sui post an(n)os mille trecento // regli Scaligerum bis seprem tempore lustra". Sul sarcofago è scolpita una croce al centro con ai lati due grifoni; nella parte inferiore vi è una scena dell'Annunciazione di Maria.[45]

Nelle altre porzioni ancora esistenti del chistro soppravvivono alcune lunette decorate ad affresco per opera di Bernardino Muttoni (XVII secolo) in cui rappresentò in un ciclo pittorico la Vita e miracoli di Sant'Alberto e Sant'Angelo. Tra le lunette vi sono le immagini di alcuni santi carmelitani un tempo accompagnate dal nome, ora cancellato.[46]

Dal chiostro si accede alla vecchia sagrestia in cui è conservata la pala di Giusepe Zannoni realizzata per l'altare Saibante e poi qui spostata.[47] Sul lato est, contornata dagli stemmi dei carmelitani, vi è una tela di autore ignoto ma per cui sono stati fatti i nomi di Caroto, Raffaello e Garofalo che consiste in una copia della Madonna del Prato di Raffaello.[48] Tra le altre opere qui custodite, una Comunione degli Apostoli (1780) di Gian Domenico Cignaroli, Adorazione dei pastori attribuita a Carletto Caliari e alcuni quadri di Giovanni Battista Caliari.[49]

Note

Esplicative

  1. ^ Il testo dell'iscrizione è il seguente: “MADONA LUCIA MOIER CHE FO // DE MISER IACHOPO STAGNOLO // A PAGADO LE PREDE DE QUI- // STI TRI PILASTRI E MADONA // NIDA SOA MARE IA FATO // LAVORERE... 1449”.
  2. ^ a b Il testo dell'iscrizione è il seguente: “JACOBUS D BONIOANIS DEPESENA EXEQUENS VOLUNTATEM // PATERNAM ET SE EXONERANS PRESENTEM PORTAM SUIS // SUMPTIBUS FIERI FECEIT ANNO D 146...”. In Fabbri, 2008, p. 15.
  3. ^ Di seguito riportata: "DEO M. ET MATRI SEMPER VIRGINI // CHRISTOFORUS FRANCHINUS IURIS DOCCET COMES // EQUESQ SUO ERE ET SPONTE VIVENS DICAVIT // ANNO SALUTIS MCCCCLXXXXIII".
  4. ^ Questo si può notare dalla pianta della campanile che ha un orientamento diverso dalla chiesa e pertanto è lecito supporre che poggi sulla base del campanile della precedente chiesa. In Fabbri, 2008, p. 22.
  5. ^ Letteralmente: "...il rettore ecclesiastico... fece nel 1478".
  6. ^ Alessandro Turchi si firma ALEX. TURCHIS. F.A. D. MDCV.
  7. ^ La data è conosciuta grazie all'appunto sul Giornale, il libro dei conti di Paolo Farinati che ci ha permesso di conoscere molto della sua vita professionale. In Fabbri, 2008, p. 60.
  8. ^ Pomeddello la firmò e datò: "JOHANNES MARIA POMEDELLUS VILLAFRANCORUM AURIFEX VERONENSIS F(ECIT) DIE XX DECEMBRIS MDXXIII". In Fabbri, 2008, p. 54.
  9. ^ In realtà Regale, costruito in cartone e posizionato sopra le tastiere immagine.
  10. ^ I registri del Pedale furono aggiunti solo nel 1786; sino ad allora era privo di registri propri e costantemente unito al I manuale.

Bibliografiche

  1. ^ a b Fabbri, 2008, p. 12.
  2. ^ a b c d Viviani, 2004, p. 268.
  3. ^ a b Fabbri, 2008, p. 15.
  4. ^ Fabbri, 2008, p. 14.
  5. ^ Benini, 1988, p. 202.
  6. ^ Fabbri, 2008, p. 68.
  7. ^ Viviani, 2004, p. 270.
  8. ^ a b Fabbri, 2008, p. 16.
  9. ^ Fabbri, 2008, p. 21.
  10. ^ Fabbri, 2008, p. 18.
  11. ^ Fabbri, 2008, p. 22.
  12. ^ Viviani, 2004, p. 272.
  13. ^ Fabbri, 2008, p. 28.
  14. ^ a b Viviani, 2004, p. 274.
  15. ^ Fabbri, 2008, p. 33.
  16. ^ Fabbri, 2008, p. 34.
  17. ^ Fabbri, 2008, p. 35.
  18. ^ Fabbri, 2008, p. 36.
  19. ^ Benini, 1988, p. 205.
  20. ^ Fabbri, 2008, p. 38.
  21. ^ Fabbri, 2008, pp. 39-40.
  22. ^ Benini, 1988, pp. 202, 205.
  23. ^ Fabbri, 2008, p. 42.
  24. ^ Fabbri, 2008, p. 44.
  25. ^ Viviani, 2004, p. 275.
  26. ^ Fabbri, 2008, p. 48.
  27. ^ Fabbri, 2008, p. 60.
  28. ^ Fabbri, 2008, p. 62.
  29. ^ Fabbri, 2008, p. 58.
  30. ^ Benini, 1988, p. 204.
  31. ^ Fabbri, 2008, p. 56.
  32. ^ Viviani, 2004, pp. 274-275.
  33. ^ Fabbri, 2008, p. 54.
  34. ^ Forni, 2002, p. 10.
  35. ^ Forni, 2002, p. 7.
  36. ^ a b Girardi, 1968, p. 67.
  37. ^ Fabbri, 2008, p. 51.
  38. ^ Forni, 2002, p. 8.
  39. ^ Fabbri, 2008, p. 52.
  40. ^ Moretti, 1989, pp. 399–400.
  41. ^ Girardi, 1968, p. 69.
  42. ^ Forni, 2002, p. 15.
  43. ^ a b Forni, 2002, p. 14.
  44. ^ Girardi, 1968, p. 68.
  45. ^ Fabbri, 2008, p. 63.
  46. ^ Fabbri, 2008, p. 65.
  47. ^ Fabbri, 2008, p. 66.
  48. ^ Fabbri, 2008, pp. 66-67.
  49. ^ Fabbri, 2008, p. 67.

Bibliografia

  • Gianfranco Benini, Le chiese di Verona: guida storico-artistica, Arte e natura libri, 1988, ISBN non esistente.
  • Giorgio Borelli (a cura di), Chiese e monasteri di Verona, Verona, Edizioni B.P.V., 1981, ISBN non esistente.
  • Luca Fabbri, Chiesa di San Tomaso Cantuariense, San Giovanni Lupatoto, Tipolitografia Artigiana s.n.c., 2008, ISBN non esistente.
  • Umberto Forni, L'organo Bonatti di San Tomaso Cantauriense: storia e restauro, Grafiche Aurora, 2002, ISBN non esistente.
  • Enrico Girardi, Gli organi della città di Verona, Alba, Edizioni Paoline, 1968, ISBN non esistente.
  • Corrado Moretti, L'Organo italiano, Monza, Casa musicale eco, 1989, ISBN 88-6053-030-X.
  • Giuseppe Franco Viviani, Chiese nel veronese, Verona, Società cattolica di assicurazione, 2004, ISBN non esistente.

Voci correlate

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