Bombardamento di Yawata

Bombardamenti di Yawata
B-29s June 1944.jpg
B-29 fotografati poco prima della loro partecipazione all'incursione su Yawata
Data15-16 giugno 1944
LuogoYawata, Giappone
ObiettivoDistruggere le Acciaierie imperiali di Yawata
Forze in campo
Forze attaccanti75 bombardieri pesanti Boeing B-29 Superfortress
Bilancio
EsitoLievi danni agli impianti industriali. Enorme effetto negativo sul morale dei civili giapponesi. Grazie alle informazioni raccolte durante l'attacco furono poi organizzate numerose incursioni nell'arcipelago.
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I bombardamenti di Yawata, avvenuti fra le notti del 15 e 16 giugno 1944, furono le prime incursioni aeree condotte nell'arcipelago giapponese da parte dei bombardieri strategici dell'United States Army Air Forces durante la seconda guerra mondiale. Le incursioni furono eseguite con l'utilizzo di 75 bombardieri pesanti Boeing B-29 Superfortress partiti da alcune basi aeree in Cina, ma solo 47 velivoli riuscirono a colpire l'obiettivo principale, le grandi Acciaierie imperiali di Yawata situate a Yawata nella regione settentrionale di Kyūshū. Cinque B-29 andarono perduti a causa di alcuni incidenti durante l'operazione e due vennero abbattuti dall'aviazione giapponese. 

Anche se le incursioni non raggiunsero il risultato sperato, ebbero un effetto imprevisto positivo per le truppe alleate: l'attacco aumentò la consapevolezza della sconfitta del proprio paese nei civili giapponesi e la notizia ebbe un'ampia copertura mediatica negli Stati Uniti. Le informazioni raccolte dalle unità in missione rivelarano inoltre alcune debolezze nella rete di difesa antiaerea giapponese e l'incursione fu la prima delle numerose altre che in seguito colpirono l'Impero nipponico. Yawata fu attaccata di nuovo il 20 agosto 1944 e la maggior parte della città fu distrutta l'8 agosto 1945 da un bombardamento incendiario condotto da alcuni B-29 di stanza nelle isole Marianne.

Situazione strategica

La prima incursione aerea dell'aviazione statunitense sul territorio metropolitano dell'Impero giapponese si era verificata il 18 aprile 1942, quando 16 bombardieri medi North American B-25 Mitchell, decollati dalla portaerei USS Hornet, attaccarono Tokyo e alcune altre città: furono provocati pochi danni, ma l'azione risollevò il morale statunitense e colpì profondamente i capi militari giapponesi. Costoro risposero sia aumentando il numero di caccia di stanza nell'arcipelago giapponese, sia dando autorizzazione all'ammiraglio Isoroku Yamamoto di procedere con i piani di espansione verso est, allo scopo di attirare in una battaglia decisiva le pericolose portaerei statunitensi; la grande spedizione terminò comunque con la disfatta alla battaglia delle Midway (4-6 giugno 1942).[1] Tuttavia, nonostante la vittoria e l'esito positivo della prima incursione, le forze aeree dell'Esercito statunitense non era in grado di portare a termine ulteriori attacchi sul suolo giapponese, dato che nessuno dei suoi velivoli aveva un'autonomia sufficiente per raggiungerlo partendo dalle basi risparmiate dalla fulminea occupazione nipponica del Pacifico occidentale. La situazione mutò radicalmente solo quando poterono essere schierati i primi reparti equipaggiati con il rivoluzionario bombardiere pesante Boeing B-29 Superfortress.[2]

I B-29 Superfortress ebbero un inizio difficile. I lavori per la loro progettazione iniziarono nei primi mesi del 1940, ed il primo prototipo venne collaudato il 21 settembre 1942. Il Superfortress era uno dei più grandi velivoli da combattimento della Seconda Guerra Mondiale, ed era stato progettato per avere un maggiore carico massimo di bombe, una maggiore autonomia di volo lungo raggio di azione e per avere potenti armamenti difensivi per contrastare eventuali attacchi da parte di caccia nemici.[3] Il B-29 aveva incorporate una serie di nuove caratteristiche come la cabina pressurizzata e le torrette telecomandate. L'USAAF ordinò 1.664 unità di B-29, prima ancora che il primo prototipo volasse, ma una serie di incidenti di percorso rallentarono l'adozione del velivolo di parecchi mesi. Un secondo prototipo si schiantò il 18 febbraio 1943, e i problemi di progettazione vennero gradualmente risolti.[4] Il 58° Bombardment Wing fu formato nel giugno del 1943 come primo stormo dotato di B-29, ma non ricevette gli aerei se non nell'ottobre dello stesso anno. La consegna lenta degli aerei e problemi tecnici costrinsero lo stormo a rallentare i tempi di addestramento dei piloti, e lo stormo stesso fu in grado di schierare le proprie unità solamente nel marzo del 1944, dopo che il programma accelerato sollecitato dal capo di stato maggiore dell'USAAF, generale Henry Arnold (la cosiddetta "battaglia del Kansas"), iniziò a produrre aerei pronti al combattimento.[4]

Negli ultimi mesi del 1943, gli Stati maggiori riuniti approvarono una proposta per iniziare bombardamenti strategici contro le forze giapponesi presenti nell'arcipelago giapponese e nell'Asia orientale, schierando B-29 in India e stabilendo nuove basi aeree avanzate in alcune aree della Cina. Questa strategia, che fu denominata Operazione Matterhorn, richiese la costruzione di due grandi piste aeree nella regione interna della Cina, vicino Chengdu. Le basi cinesi sarebbero state rifornite dai cargo Alleati e avrebbero consentito il rifornimento ai B-29 partiti dalle basi in Bengala diretti verso il Giappone.[2] Al XX Bomber Command fu assegnata la responsabilità di questa operazione, ed il personale di terra dello squadrone di stanza negli Stati Uniti si trasferì via mare in India nel dicembre del 1943.[4][5] La Ventesima Forza aerea fu formata nell'aprile del 1944 e supervisionò tutte le operazioni dei B-29. Con una mossa senza precedenti il generale Arnold prese personalmente i comandi di un bombardiere e partì dal Pentagono.[5] Il 58th Bombardment Wing fu la principale unità da combattimento dello XX Bomber Command, e i suoi spostamenti dal Kansas all'India ebbero luogo da aprile fino alla metà di maggio.[5] Anche se lo stormo non era aveva completato l'addestramento al momento di raggiungere l'India, il suo personale era il più esperto fra tutti coloro che avevano adottato i nuovi bombardieri.[4]

Piani e forze

Stati Uniti

Dopo l'arrivo in India, il XX Bomber Command, sotto il comando del Brigadiere generale Kenneth Wolfe, si impegnò in vari compiti per preparare le incursioni contro il Giappone.[6] Primo fra questi, stoccaggio del combustibile negli aeroporti in Cina. Fino agli ultimi mesi del 1944, gli aerei della USAAF Air Transport Command non ricevettero il carburante necessario al XX Bomber Command, e quindi il compito fu preso in carico dai B-29 stessi. Tuttavia, questa soluzione si rivelò insufficiente, dato che per ottenere il carburante necessario a far volare un solo bombardiere erano necessari 12 voli tra Cina ed India, più tutti gli approvvigionamenti necessari per consentire uno dei bombardieri pesanti di effettuare il viaggio di andata e ritorno tra Cina e Giappone.[2] Per questo motivo, l'accumulo del carburante necessario all'inizio delle operazioni fu molto più lungo del previsto.[4] Inoltre, continui problemi tecnici con i Superfortress, in particolare con i loro motori Wright R-3350, fece sì che molti dei bombardieri in mano al Comando furono inutilizzabili e richiesero modifiche e riparazioni continue.[2]

La posizione delle basi aeree dei B-29 in Cina, e gli obiettivi principali attaccati nell'Asia orientale durante l'operazione Matterhorn

Il XX Bomber Command condusse la sua prima operazione militare il 5 giugno 1944. In quel giorno, 98 B-29 partirono dalle basi in India per attaccare alcune officine ferroviarie a Bangkok, in Thailandia, come una "prova generale" per operazioni più ambiziose contro il Giappone ed i bersagli nel Sudest Asiatico.[7] Anche se i danni inflitti furono lievi, e cinque B-29 furono perduti a causa di incidenti di volo e problemi tecnici, l'operazione fu ritenuta un successo dal Comando, in quanto aveva fornito esperienza di combattimento utile per gli equipaggi dei bombardieri, nonché dati sulla performance dei B-29 in azione.[4]

Il 6 giugno Wolfe ricevette un messaggio dal generale Arnold che lo informava del fatto che gli Stati maggiori riuniti premevano per condurre il prima possibile un attacco contro il Giappone. L'obiettivo dell'operazione era quella di alleviare la pressione sulle forze cinesi attaccate dai giapponesi, e di supportare l'invasione di Saipan. Nel messaggio il generale chiedeva anche quanti B-29 sarebbero stati dispiegati fra il 15 ed il 20 giugno. Allora, un primo tentativo di incursione fu programmato per il 23 giugno, quando era previsto l'arrivo di rifornimenti sufficienti per supportare una sortita di 100 B-29. Wolfe replicò affermando che sarebbe stato possibile usare la metà dei bombardieri se l'operazione fosse stata condotta il 15 giugno, e 55 se fosse stata condotta il 20 dello stesso mese. Arnold ritenne che il numero delle unità schierate sarebbe stato troppo basso, ed ordinò che nell'incursione fossero usati almeno 70 B-29 entro il 15 giugno. Seguendo tale ordine, il XX Bomber Command e gli aerei cargo sostennero un intenso sforzo per trasportare il carburante in Cina. Ulteriore carburante fu reso disponibile riducendo le attività dei caccia USAAF di stanza in Cina, e durante lo stesso periodo il personale di terra revisionò il maggior numero di B-29 possibile per migliorare la loro affidabilità.[4]

L'obiettivo designato per la prima incursione in territorio giapponese furono le acciaierie delle Acciaierie imperiali presenti a Yawata, una città industriale a 2,600 km da Chengdu. Questo complesso siderurgico era il più importante di tutta l'industria dell'acciaio giapponese, contribuendo al 24% della produzione totale di acciaio laminato del paese. Il complesso era dipendente da tre cokerie e il più grande fra questa era stata scelta come obiettivo designato per i B-29. La decisione di bombardare quel preciso obietivvo era in accordo con una decisione presa dalla Twentieth Air Force il 1 aprile 1944, che assegnava la massima priorità alla distruzione dell'industria di acciaio e coke giapponesi. Fu deciso di condurre il raid di notte, facendo sì che ogni bombardiere sganciasse il suo carico singolarmente, dato che gli aerei mancavano nell'autonomia necessaria per condurre un volo in formazione, più dispendioso in termini di carburante, tra le basi interne e Yawata.[4]

Impero giapponese

Nonostante un'elaborata operazione di depistaggio, che includeva anche la diffusione della falsa informazione secondo la quale i B-29 sarebbero stati impiegati come arma offensiva in Europa, mentre nel teatro asiatico avrebbero svolto solo il compito di trasporti armati, i militari giapponesi scoprirono la creazione delle basi aeree in India ed in Cina.[4] Inoltre, gli agenti sul campo in Cina riferirono tutti i movimenti dei B-29, dando ore di tempo di preavviso prima che le incursioni colpissero le isole giapponesi, ed l'Alto comando giapponese era a conoscenza dei nuovi B-29 anche grazie ai rapporti del 64° Stormo (Sentai) della JAAF di stanza in Birmania.[5][8] I servizi di intelligence giapponesi dedussero che una volta che i preparativi logistici sarebbero stati completati, i bombardieri avrebbero attaccato le fabbriche nel nord dell'isola di Kyushu e che il primo raid sarebbe stato condotto di notte, ma non prima che gli americani avessero risolto il problema dei rifornimenti.[8] Il 26 aprile, i caccia giapponesi incontrarono un B-29 per la prima volta, anche se lo scontro non durò a lungo. Il comandante giapponese Hideo Miyabe, in un'operazione congiunta con il 204° Sentai intercettò un singolo B-29 vicino al confine fra Cina ed India. Lo scontro vide coinvolti due Nakajima Ki-43 "Oscar" contro il singolo bombardiere, e la schermaglia durò un'ora e mezza, senza che nessuna delle due parti riportò perdite.[8]

Il capitano Isamu Kashiide, asso del 4° Sentai, a difesa di Yawata

I militari giapponesi inziarono a trasferire caccia dalla Cina e dal Pacifico verso il Giappone nei primi mesi del 1944, per anticipare le incursioni dei B-29.[4] Nel giugno 1944, Yawata era collocata all'interno dei quattro comandi regionali di difesa, precisamente il Distretto Occidentale.[9] La 19° Brigata fu formata nel giugno del 1944 per comandare i caccia nel Distretto Occidentale, e comprendeva il 4° ed il 59° Sentai. Il 4° reggimento era stazionato nell'aereoporto di Ozuki, e disponeva di 35 caccia pesanti bimotore Kawasaki Ki-45 Toryu, dei quali 25 erano operativi nella metà di giugno, ed inoltre aveva a disposizione i migliori piloti dello stormo. Il 59° Sentai, inesperto, era invece stazionato nella base aerea di Ashiya Fukuoka, ed aveva a disposizione 25 caccia Kawasaki Ki-61 Hien, anche se solo sette o otto di questi ultimi erano operativi. Inoltre, la città di Yawata e la costa settentrionale di Kyūshū erano difese da batterie antiaeree e palloni di sbarramento. Stazioni radar ed una rete di postazioni di vedetta fornivano un ampio preavviso delle incursioni.[9]

La missione principale della 19° Brigata era quella di difendere gli impianti industriali nel nord di Kyūshū, ed in particolare le acciaierie di Yawata. Il piano per la difesa del Distretto Occidentale prevedeva che gli intercettori fossero concentrati su Yawata e non si spostassero troppo lontano dalla città. Anche se questo schieramento inflessibile fu considerato insoddisfacente dalla 19 ° Brigata, fu ritenuto necessario in quanto pochi aerei erano disponibili, e gli unici proiettori da ricerca necessari per facilitare le operazioni notturne erano di stanza vicino Yawata e la regione settentrionale di Kyūshū, in quanto quella regione era considerata dall'Esercito imperiale la più importante di tutto il distretto. [9] Prima dell'incursione, la 19° Brigata prese parte a pianificazioni congiunte con le unità anti-aeree ed implementò un programma di addestramento che includeva la pratica nella risposta agli allarmi e ai voli notturni.[9] Dei 40 piloti disponibili, solo 15 erano addestrati al combattimento notturno, e questi ultimi avevano totalizzato più di 500 ore di addestramento.[8] Per questo speciale programma di addestramento fu anche usato un B-17 catturato a Bandung nei primi mesi del 1942. I piloti si esercitarono nell'intercettare le unità nemiche con attacchi frontali o dall'alto, ed usò striscioni trainati da altri aerei per esercitarsi nelle formazioni di attacco.[8]

Svolgimento dell'incursione

Il 58° Bombardment Wing inviò i propri B-29 dall'India alle basi avanzate in Cina il 13 giugno. Due giorni dopo, 83 Superfortresses avevano raggiunto le quattro basi aeree avanzate intorno a Chengdu, anche se 12 tornarono indietro prima di raggiungere la Cina ed uno precipitò causando la morte dell'intero equipaggio. Ciascun aereo era partito dall'India trasportando con se 2 tonnellate (1.800 kg) di bombe da 220 chili ciascuna da impiegare durante il raid. Un gran numero di ufficiali dello Stato maggiore, inclusi otto generali, raggiunsero Chengdu per assistere all'operazione, anche se non gli fu permesso di partecipare all'incursione. Tuttavia, gli equipaggi dei bombardieri furono accompagnati da otto giornalisti e tre fotografi. A quel tempo l'USAAF aveva poche foto recenti delle aree industriali giapponesi, e gli equipaggi furono informati dei dettagli della missione basandosi su vecchie foto di Yawata, risalenti ai tardi anni 20 e i primi anni 30. [4]

I Superfortresses partirono dalle proprie basi alle 16:16 ora locale del 15 giugno.[4] Il gruppo di incursione era comandato dal comandante del 58° Bombardment Wing, il Brigadiere Generale Laverne G. Saunders.[10] Dei 75 aerei partiti, uno si schiantò subito dopo il decollo, senza provocare vittime, ed altri quattro furono costretti a tornare indietro per problemi tecnici. Gli aerei rimasti procedettero  su una rotta diretta per l'isola di Okino, e cambiarono direzione all'approssimarsi di Yawata.[4] Ciascuno dei quattro gruppi del 58° inviò due aerei in testa alla formazione per segnalare il bersaglio, mentre tutti gli altri procedevano seguendo la formazione bomber stream; ciascuna di queste tattiche era stata adottata a partire da quelle usate dal Bomber Command inglese in Europa.[5] Gli incursori furono individuati dall'esercito giapponese e dalle unità aeree di stanza in Cina. I loro rapporti furono trasmessi alla 19° Brigata aerea, che stimò l'arrivo previsto dei bombardieri per la mezzanotte ora locale e approssimò l'area bersaglio nella regione settentrionale di Kyūshū.[9] Successivamente una stazione radar ed un posto di osservazione a Cheju-Do individuò i bombardieri dalle 23:31 alle 00:30 ora locale. Alle 00:24 emanato un allarme antiaereo, ed ai 24 aerei del 4° Sentai venne dato l'ordine di scramble. Tre minuti dopo l'inizio dell'allarme, i caccia del 4° Sentai partirono per pattugliare i cieli sopra il nord di Kyūshū. Il 59° Sentai non ricevette l'ordine di partire dato che i suoi piloti non avevano preso parte ad alcuna operazione notturna con quelli del 4°, i propri aerei avevano proglemi tecnici e si temeva che i B-29 avrebbero scoperto ed attaccato la base di Ashiya se questi ultimi fossero decollati da lì.[9]

I B-29 iniziarono a bombardare Yawata alle 00:38 ora locale e l'attacco durò almeno due ore. I piloti giapponesi affrontarono per la prima volta i giganteschi aerei, e la loro vista li shocko. Solo 15 aerei riuscirono a bombardare a vista, dato che la città era coperta da nuvole, fumo e foschia, oltre che dal bloackout della città. Altri 32 bombardieri sganciarono il proprio carico usando il radar. Due ulteriori B-29 bombardarono il porto di Laoyao ed altri cinque colpirono dei bersagli di opportunità; un totale di 107 tonnellate di esplosivo fu sganciato sulla città.[4][11] Dopo che le prime bombe furono sganciate, gli aerei trasmisero gli aggiornamenti della missione a cadenza regolare al quartier generale della Twentieth Air Force a Washington, dal quale veniva ritrasmesso al generale Arnold che si trovava a Londra in quel momento.[4] Gli incursori dovettero fronteggiare un pesante fuoco di sbarramento antiaereo, che tuttavia fu molto impreciso, così come anche i fari posizionati intorno alla città,[4] ed il contrattacco aereo fu molto debole, come dimostrato dal fatto che i caccia giapponesi effetuarono solo 12 passaggi e che i mitraglieri dei B-29 non spararono ad alcun bersaglio. Il 4° Sentai riuscì ad ottenere una sola uccisione, abbattendo il Limber Dugan. Autore dell'abbattimento fu il warrant officer Sadamitsu Kimura, che sorprese un B-29 illuminato da un proiettore e lo colpì da sotto.[8] Gli altri aerei faticarono ad ottenere contatto, e vi furono pochissime intercettazioni.[5]

Il viaggio di ritorno fu in gran parte tranquillo. Un B-29 fu falciato e distrutto a terra da un caccia giapponese dopo essere atterrato a Neihsiang per un problema al motore, ed altri due precipitarono, perdendo gli equipaggi ed un corrispondente del giornale Newsweek.[4][10] Le perdite totali ammontarono a sette B-29 distrutti e sei danneggiati; 57 avieri ed un giornalista furono uccisi in azione.[5] Molti dei B-29 usati per l'operazione rimasero bloccati in Cina per diversi giorni dopo l'incursione, a causa della scarsità di carburante, e ritornarono in India solo dopo che Wolfe prese in prestito 57.000 litri di carburante dalle riserve del 321° Fighter Wing. Durante questo periodo i bombardieri furono altamente vulnerabili ai possibili raid di rappresaglia dei giapponesi, ma questi non avvennero.[4]

Note

  1. ^ (EN) National Museum of the US Air Force, America Hits Back: The Doolittle Tokyo Raiders, su nationalmuseum.af.mil.
  2. ^ a b c d Air Force Magazine, The Matterhorn Missions, su John T. Correll (a cura di), airforcemag.com.
  3. ^ Norman Polmar, The Enola Gay: The B-29 That Dropped the Atomic Bomb on Hiroshima., Washington, D.C.: Smithsonian National Air and Space Museum, Potomac Books, 2004, ISBN 1-57488-859-5.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r James Lea Craven, Wesley Frank, Cate, The Twentieth Air Force and Matterhorn, in The Army Air Forces in World War II, vol. 5, The University of Chicago Press, 1953, OCLC 9828710.
  5. ^ a b c d e f g Barrett Tillman, Whirlwind: The Air War Against Japan 1942–1945, New York, Simon & Schuster, 2010, p. 368, ISBN 978-1-4165-8440-7.
  6. ^ Richard B. Frank, Downfall. The End of the Imperial Japanese Empire, New York, Penguin Books, 1999, ISBN 0-14-100146-1.
  7. ^ Mantelli, Brown, Kittel, Graf, Bombardieri Americani - La Trilogia, Edizioni R.E.I., 2015, ISBN 2372972316.
  8. ^ a b c d e f Koji Takaki e Henry Saikada, B-29 Hunters of the JAAF, in Osprey - Aviation Elite Units, vol. 5, Oxford, Osprey Publishing, 2001, ISBN 1-84176-161-3.
  9. ^ a b c d e f Homeland Air Defense Operations Record - Japanese Monograph No, su Scribd. URL consultato il 21 novembre 2016.
  10. ^ a b Edward Jablonski, Wings of Fire, in Airwar, vol. 4, Garden City, Doubleday & Company, 1979, ISBN 0-385-14279-X.
  11. ^ William Wolf, Boeing B-29 Superfortress: The Ultimate Look: From Drawing Board to VJ-Day, Atglen, Schiffer, 2005, ISBN 0-7643-2257-5.